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La Ue colpisce Google multa da 1,5 miliardi

E ora siamo sopra gli otto miliardi. Con la nuova multa, la terza consecutiva, comminata ieri a Google da parte della Commissione europea, la cifra che il colosso di Mountain View dovrà pagare a Bruxelles diventa cospicua. Ieri la terza sanzione, da 1,49 miliardi, questa volta per abuso di posizione dominante di AdSense, la piattaforma leader nel settore della pubblicità sui motori di ricerca. Secondo l’Antitrust europeo guidato da Margrethe Vestager, Google imponeva clausole restrittive nei contratti con i siti che hanno impedito ai rivali di offrire le loro pubblicità. «La cattiva condotta è durata dieci anni e ha impedito alle altre aziende di competere sul merito e innovare», ha detto la danese, che in questi anni con le multe ai colossi del Web si è guadagnata la fama di dura e che risulta tra i possibili successori, in quota liberali, di Jean- Claude Juncker alla guida della Commissione europea dopo le elezioni.
Le indagini di Bruxelles su Ad-Sense erano partite nel luglio 2016. In pratica, i siti spesso dispongono di una funzione di ricerca, ma quando l’utente la utilizza, nel 70% dei casi entra in gioco Ad-Sense come intermediario pubblicitario. Questo perché, accusa la Ue, una serie di accordi escludono dal servizio i concorrenti. Per Vestager vere e proprie «restrizioni contrattuali anticoncorrenziali » che impedivano ai titolari dei siti Web di mostrare pubblicità offerte dagli altri operatori. «Abbiamo già introdotto una serie di cambiamenti ai nostri prodotti, nei prossimi mesi introdurremo ulteriori aggiornamenti per incrementare la visibilità dei concorrenti in Europa», ha detto uno dei vicepresidenti di Google, Kent Walker, commentando la multa.
Google aveva già ricevuto una multa da 4,3 miliardi per abuso di posizione dominante per il sistema operativo Android e una seconda da 2,4 miliardi per i suoi servizi di shopping. Ieri Vestager ha definito «positive» le scelte di Google su questi due dossier, notando che l’azienda ha aumentato la presenza dei concorrenti e le scelte per gli utenti su Shopping e ha dato la libertà di scegliere browser e servizio di ricerca su Android. La Commissione tuttavia continuerà a monitorare l’evoluzione dei mercati, pronta a comminare altre multe.

Alberto D’Argenio

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