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La Ue ci riprova sul made in

L’Ue ci riprova sul made in. Prevedendo l’obbligo di indicazione dell’origine non solo per i prodotti extracomunitari (per esempio made in China), ma anche per i prodotti made in Europe. E dando la possibilità di indicare più precisamente lo stato membro di fabbricazione, al posto della più generica origine Ue.

La Commissione europea ha varato ieri a Bruxelles, su iniziativa dei commissari all’industria, Antonio Tajani, e alla salute e tutela dei consumatori Tonio Borg, due nuove proposte di regolamento sulla sicurezza e l’indicazione d’origine obbligatoria dei prodotti di consumo non alimentari e sul miglioramento della sorveglianza di mercato nell’Ue per questi stessi prodotti. L’indicazione obbligatoria del made in non è una novità assoluta: la Commissione l’aveva già proposta in una bozza di regolamento del 2005 che era stata approvata anche nell’ottobre 2010 a stragrande maggioranza dal Parlamento europeo. La proposta, tuttavia, sostenuta da Italia, Francia e Spagna, si era arenata in Consiglio Ue di fronte all’opposizione del fronte ultraliberista (Gran Bretagna, Germania, Olanda e Paesi nordici) e anche a causa di dubbi sulla sua compatibilità con le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), che nell’ottobre scorso avevano indotto il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, a ritirarla dal programma legislativo.

Uscita dalla porta, la proposta sul made in è tuttavia rientrata ora dalla finestra, grazie all’iniziativa di Tajani e Borg, che ne hanno cambiato la base giuridica, e all’insistenza del Parlamento europeo, che un mese fa ha approvato una risoluzione in cui sollecitava l’Esecutivo Ue a ripresentarla. La proposta è stata salutata in modo bipartisan dagli eurodeputati italiani Cristiana Muscardini, Gianluca Susta e Niccolò Rinaldi, da anni impegnati nel Parlamento europeo a difesa del dossier sul made in, che l’hanno giudicata «un importante passo in avanti per rafforzare la protezione dei consumatori e la tracciabilità dei prodotti». Soddisfatto anche Claudio Morganti, europarlamentare eletto con la Lega nord in Toscana, ma attualmente sospeso dal partito. È necessario estendere l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza made in anche per i prodotti alimentari dove sono più rilevanti i rischi di frodi e inganni come conferma per ultimo la vicenda della carne di cavallo spacciata per manzo, commenta la Coldiretti.

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Tracciabilità più chiara e strumenti più efficaci per verificare il rispetto delle regole di sicurezza sui prodotti che circolano nell’Unione europea sono gli obiettivi chiave delle nuove norme. I prodotti non sicuri non dovrebbero raggiungere i consumatori, ma se ciò accadesse sarà possibile ritirarli rapidamente dal mercato grazie a migliori tecniche di identificazione e tracciabilità. Una volta adottate dal Parlamento europeo e dal Consiglio, le nuove norme saranno applicate dalle autorità nazionali di vigilanza del mercato degli stati membri, che potranno contare su una cooperazione rafforzata e disporranno di strumenti più efficaci per effettuare i controlli. «Per cogliere tutti i benefici economici del mercato unico abbiamo bisogno di norme sofisticate in materia di sicurezza dei prodotti, che devono essere sostenute da un sistema di attuazione efficace e ben coordinato a livello di Unione», ha affermato Antonio Tajani. Le due proposte legislative sono integrate in un piano pluriennale che delinea 20 azioni concrete da realizzare entro il 2015, allo scopo di migliorare la vigilanza del mercato nell’ambito del quadro normativo attuale e fino all’entrata in vigore delle nuove norme. «Coordinando meglio i controlli di sicurezza, in particolare alle frontiere esterne dell’Ue, combatteremo anche la concorrenza sleale di operatori scorretti, disonesti o criminali», ha aggiunto Tajani. Secondo Tonio Borg, «i consumatori si aspettano che i prodotti presenti sul mercato europeo siano sicuri. Le imprese si aspettano di operare in condizioni di parità. Le autorità devono disporre di strumenti adeguati per operare in modo efficiente ed efficace. Il pacchetto di proposte che la Commissione ha adottato oggi mira a soddisfare tutte queste aspettative». Attualmente la normativa Ue su vigilanza del mercato e sicurezza dei prodotti di consumo è frammentata e contenuta in diversi testi legislativi, con conseguenti lacune e doppioni. Le proposte della Commissione puntano a rendere più coerenti le norme e più coordinati i controlli. Tra le principali novità vi è che gli operatori economici avranno obblighi analoghi quando si tratta di garantire la sicurezza dei prodotti di consumo e saranno definite con chiarezza le responsabilità di produttori, importatori e distributori. Saranno disponibili strumenti più efficaci per far rispettare le prescrizioni di sicurezza e le altre prescrizioni connesse ai prodotti, prosegue il comunicato della Commissione, così come per intervenire contro i prodotti pericolosi e non conformi. Sarà poi più facile tracciare i prodotti di consumo lungo tutta la catena di fornitura. I produttori e gli importatori dovranno garantire che sui prodotti sia indicato il paese d’origine. Per i prodotti fabbricati nell’Unione, l`indicazione farà riferimento all’Ue o a uno stato membro specifico. Infine verrà istituito un sistema di vigilanza del mercato maggiormente cooperativo. Le procedure per la notifica dei prodotti pericolosi saranno semplificate e il sistema di allarme rapido esistente (Rapex) funzionerà in sinergia con il sistema di informazione e comunicazione per la vigilanza del mercato (Icsms).

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