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La Ue chiude il caso unbundling

Una lettera inviata dalla Commissione Ue all’Agcom sembra mettere una pietra tombale sulla paventata procedura d’infrazione contro l’Italia a causa della tariffa unbundling 2013.
A pagina 6 della lettera indirizzata all’Agcom e datata 8 maggio si legge infatti testualmente: «A seguito della conferma del parametro Wacc indicato in una precedente notifica, e oggetto di una raccomandazione della Commissione, la Commissione invita l’Agcom a operare in stretta collaborazione con le altre Anr (le autorità nazionali, ndr.), la Commissione e il Berec allo scopo di definire una prassi regolamentare coerente nel mercato interno in relazione al Wacc e ai suoi parametri specifici e di assicurare un’applicazione coerente del quadro normativo nell’Ue».
Tradotto: nessun applauso dalla Commissione Ue per quanto fatto nel 2013, ma allo stesso tempo nessuna richiesta di approfondimenti e quindi nessuna “Fase 2” sfociabile, in teoria, in reprimende o procedure di infrazione.
E questo taglia la testa al toro. Un passo indietro per capire il perché. Nella seconda parte del 2013 sulle tariffe unbundling (il canone mensile che gli operatori alternativi pagano a Telecom per accedere alla sua rete in rame) si è scatenata un’aspra contesa fra Agcom e il commissario Ue all’Agenda digitale, Neelie Kroes. Il motivo: Agcom ha tagliato i prezzi per il 2013. Una decisione, questa, considerata dall’Authority inevitabile per creare maggiori spazi di concorrenza, ma avversata da Telecom – che ha tuonato contro tariffe ritenute non remunerative e tali da non spingere a investire – e dalla Commissione Ue preoccupata dalla capacità di investimento dell’incumbent, funzionale anche all’attuazione dell’Agenda digitale. A metà dicembre 2013 la decisione di Agcom era stata accompagnata da una raccomandazione della Commissione Ue che chiedeva di rivisitare al rialzo il Wacc (il costo del capitale) usato nel modello per calcolare il prezzo finale.
La lettera spedita ora da Bruxelles rientra nella prassi che vede la Commissione Ue dare un feedback rispetto alle notifiche di Agcom relative ai mercati. Cosa, quest’ultima, che è avvenuta a inizio anno quando l’Authority ha fissato le tariffe intese a regolare i rapporti fra Telecom e Olo su Wlr, Nga, Vula per il 2013. Sono tutti servizi in cui il punto chiave sta nel Wacc, nella fattispecie fissato da Agcom a 9,36%: lo stesso valore utilizzato per l’unbundling 2013. Per deduzione, non chiedendo approfondimenti da “Fase 2” la Commissione, secondo l’opinione prevalente nell’Authority di via Isonzo, avrebbe quindi sotterrato l’ascia di guerra sul Wacc stabilito per l’unbundling 2013.
Certo, nella risposta arrivata da Bruxelles non sono mancate osservazioni come la necessità, stringente, di mettere ordine e far riferimento ad analisi di mercato. «La cooperazione tra Commissione e Autorità – dichiara Antonio Preto, commissario Agcom – è fondamentale, in quanto alla base della definizione di quelle regole uniformi necessarie per un mercato unico. Tuttavia – aggiunge – la mancanza di richiesta di approfondimenti ci conforta nell’idea di aver lavorato con grande scrupolo nella definizione delle tariffe unbundling per il 2013».

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