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La Ue chiede all’Italia interventi su sofferenze e ruolo delle Fondazioni

Il riassetto del settore bancario italiano, oberato da miliardi di euro di sofferenze e crediti inesigibili, è diventato agli occhi della Commissione europea una urgente riforma strutturale a sé stante. Nelle sue raccomandazioni-paese pubblicate ieri, l’esecutivo comunitario suggerisce misure precise al governo italiano con l’obiettivo di liberalizzare il settore economico, e soprattutto di alleviarne i bilanci per rilanciare l’economia nazionale.
Per quanto riguarda le sofferenze, Bruxelles nota che lo smaltimento degli attivi di cattiva qualità sta avvenendo a un ritmo troppo lento, e che le vendite di queste attività sono state limitate. «Ciò è dovuto in parte a un mercato del debito di cattiva qualità sottoviluppato», si legge nel rapporto comunitario. Il Fondo monetario internazionale stima che i crediti deteriorati in Italia ammontino a 300 miliardi di euro, pari al 17% dei prestiti concessi dal settore bancario (si veda Il Sole/24 Ore del 29 aprile).
La Commissione europea chiede quindi all’Italia «misure vincolanti» entro la fine del 2015 per affrontare «le rimanenti debolezze nel governo societario delle banche». Bruxelles si riferisce al fatto che le riforme sul ruolo delle fondazioni nelle banche popolari e sulla situazione nelle banche coooperative sono state finora gestite con accordi non vincolanti e scelte di natura auto-regolamentare. L’obiettivo della Commissione è di imporre una liberalizzazione del settore creditizio.
In questa ottica va capita l’esortazione a «un’ulteriore consolidamento e ristrutturazione» del mercato bancario. Il riassetto, secondo l’esecutivo comunitario, è necessario «per migliorare l’efficienza dell’intermediazione finanziaria e sostenere la ripresa economica». Secondo le ultime statistiche europee, nel 2013 l’Italia contava 611 banche, rispetto alle 579 francesi e alle 1.734 tedesche. Criticato non è solo il numero di banche, ma anche la mancanza di logica del sistema bancario.
Le raccomandazioni della Commissione giungono in un momento particolare. L’esecutivo comunitario sta negoziando con il governo italiano la nascita di una bad bank in cui riversare le sofferenze bancarie in modo da alleggerire i bilanci creditizi e consentire alle banche di rilanciare i prestiti alle società e alle famiglie. Nel contempo, Bruxelles sta valutando se il modo in cui i crediti d’imposta sono calcolati nei bilanci bancari italiani sia in realtà surettizi aiuti di Stato.
Su quest’ultimo aspetto, la Commissione è alle prese con una accesa discussione interna. Da un lato c’è chi vuole difendere a tutti i costi le regole sulla libera concorrenza nel mercato unico. Dall’altro, c’è chi teme che scelte drastiche possano comportare un aumento dei costi per le banche e provocare nuova instabilità finanziaria. Gli ultimi segnali, anche pubblici, lasciano intendere che quest’ultima linea di pensiero sta avendo la meglio nelle deliberazioni della Commissione.

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