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La Ue boccia Mediaset, guerra di cifre

di Luigi Offeddu  

BRUXELLES — Prima i giudici italiani, poi quelli europei. Prima, 564,2 milioni di euro da versare alla Cir di Carlo De Benedetti. E ora, altri milioni — la cifra precisa non è ancora fissata — da restituire allo Stato italiano. Per le aziende di Silvio Berlusconi, decisamente non è un periodo propizio. Ma il premier ci scherza sopra: «Ormai sono povero» ha detto ieri ai funzionari del Quirinale, a margine della cerimonia di giuramento dei nuovi ministri. Nella vicenda Cir, era toccato alla Fininvest pagare. Questa volta, tocca invece a Mediaset: respingendo un suo ricorso in appello, la Corte di giustizia dell’Unione Europea ha confermato che i contributi destinati dallo Stato italiano, nel 2004-2005, all’acquisto di decoder Tv per il digitale terrestre, erano aiuti di Stato incompatibili con il mercato comune europeo, perché favorivano un’azienda (Mediaset, appunto, già impegnata nel digitale terrestre) e ne danneggiavano altre, quelle schierate nel fronte delle tv satellitari. Chi comprava solo il decoder satellitare, non usufruiva infatti del contributo statale (150 euro, poi ridotti a 70): chi sceglieva anche il digitale, invece sì. Quei soldi dovranno essere dunque recuperati, come già stabilito a suo tempo dalla Commissione europea. E dovranno essere rifusi gli «ingiusti vantaggi» . In due parole: i contributi decisi allora dal governo Berlusconi, a favore — secondo la Ue — di un’azienda di Berlusconi, dovranno essere restituiti al governo Berlusconi di oggi. Che dovrà anche stabilire la precisa misura. La somma finale non è ancora ben chiara: si sa che il totale dei contributi ammontava a 220 milioni su due anni, e che la Commissione europea ha già fornito una griglia di massima per calcolare l’entità della porzione da restituire; ora spetta però al governo o— nel caso— a un giudice italiano, e non più alla Ue, scendere nei dettagli e fissare le cifre definitive. Mediaset, intanto, sostiene di aver già pagato: 6,1 milioni di euro, somma versata «interamente da Mediaset allo Stato italiano nel febbraio 2010. E non è previsto alcun altro importo a nostro carico» . La sentenza di oggi, commenta il capogruppo del Pd all’Europarlamento David Sassoli, «dimostra come il conflitto di interessi di Berlusconi abbia causato all’Italia anni di malgoverno e di sprechi economici» . Ma la giornata ha portato anche altre notizie— buone e cattive — per Mediaset: da un lato, la società ha acquistato la Digital Multimedia Technologies (Dmt), costituendo così il colosso italiano delle torri di trasmissione televisiva, radiofonica e telefonica. E dall’altro, bilanci alla mano, ha comunicato di attendere per l’intero 2011 un risultato inferiore al 2010. L’utile del primo semestre dell’anno è in calo, a 164,4 milioni.

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