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La Ue assolve lo scudo fiscale

di Antonio Criscione

Archiviata dalla Ue la denuncia di alcuni europarlamentari italiani (Luigi De Magistris, Vittorio Prodi, Niccolò Rinaldi e Giommaria Uggias) sull'incompatibilità dello scudo fiscale con le regole comunitarie sull'Iva. Nell'incontro di ieri del plenum dei commissari – a quanto si apprende da fonti vicine alla commissione Ue – l'Esecutivo europeo ha ritenuto che non ci fossero prove sufficienti per aprire una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia. La decisione in pratica è stata assunta «in assenza di prove fattuali e concrete» dell'interferenza dello scudo rispetto agli accertamenti Iva.
Allo stesso tempo, però, l'archiviazione non è avvenuta per motivi giuridici, come sarebbe stato se la Commissione avesse ritenuto infondata la denuncia degli europarlamentari. In pratica si è ritenuto che allo stato dei fatti non esistessero gli estremi per aprire una procedura di infrazione, perché la Commissione non ha potuto stabilire che effettivamente lo scudo costituisse una rinuncia ai controlli in materia di Iva da parte delle autorità nazionali italiane.
I servizi della Commissione avevano già dato un parere in questo senso (si veda «Il Sole-24 Ore» del 10 dicembre 2011) spiegando che «in assenza di sufficienti prove concrete» dell'interferenza dello scudo con l'Iva, sarebbe stata proposta l'archiviazione del caso. Ed è questo quanto avvenuto con la decisione della commissione adottata ieri, che anche nella formulazione della motivazione per la decisione adottata, ripercorre le indicazioni date dai servizi tecnici nei mesi scorsi. La risposta (che portava la data del 28 novembre) era stata data allo studio Conte e Giacomini di Genova, che aveva seguito la denuncia dal punto di vista giuridico. E che aveva replicato, con una missiva degli avvocati Giuseppe Giacomini e Nicolò Raggi alla lettera di fine novembre della Commissione ribadendo i motivi di dubbi che nutrivano sulla compatibilità delle regole sullo scudo con quelle comunitarie.
Le autorità fiscali italiane in tre incontri avvenuti a Bruxelles (l'8 ottobre 2009, il 14 dicembre 2009 e il 24 marzo 2010) avevano dato assicurazioni che non ci sarebbe stata nessuna copertura Iva grazie allo scudo. Ed è sulla base di queste argomentazioni che la denuncia presentata nel 2009 dai quattro europarlamentari italiani è stata messa in archivio.
I servizi della commissione avevano rigettato anche un altro profilo di dubbio sollevato rispetto alla normativa sullo scudo, ovvero il contrasto con le norme antiriciclaggio. Su quel fronte era stato infatti risposto che non c'era nessuna evidenza che le norme sullo scudo avessero interferito con le attività di rendicontazione antiriciclaggio.
La risposta Ue peraltro arriva in un momento in cui il Governo ha fatto una chiara scelta di campo "europeista". Il decreto fiscale infatti (si veda «Il Sole 24 Ore» dello scorso 26 febbraio) stabilisce che lo scudo fiscale non costituirà nessuna copertura per eventuali violazioni Iva che verranno contestate ai contribuenti. Una soluzione normativa che mette in chiaro le cose, dopo la formulazione piuttosto generica data dall'agenzia delle Entrate (circolare 3/E del 2010) con un richiamo all'applicazione della normativa sullo scudo in conformità alle regole comunitarie. Anche se le indicazioni dei servizi della Commissione emerse nei mesi scorsi, andavano già nel senso dell'archiviazione, la coincidenza con la scelta legislativa del Governo indica certamente un segnale positivo della Ue verso l'abbandono delle soluzioni condonistiche, che hanno visto le istituzioni comunitarie contrapposte a quelle italiane negli scorsi anni.

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