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La Ue apre sulla flessibilità: 13,5 miliardi

Tra oggi e domani, la Commissione europea dovrebbe finalizzare il giudizio sulla politica economica dell’Italia, prima con una riunione dei capi di gabinetto dei commissari e poi con una riunione del collegio, in vista della pubblicazione – salvo sorprese – mercoledì. Il negoziato è in corso in vista di un accordo tra Roma e Bruxelles. Attese sono anche le annuali raccomandazioni-paese. Quest’anno riguarderanno in particolare la funzione pubblica, la giustizia, le banche.
Secondo le ultime informazioni raccolte qui a Bruxelles, la Commissione europea è orientata a concedere all’Italia le clausole di flessibilità di bilancio richieste dal governo Renzi: lo 0,50% del Pil per quanto riguarda le riforme economiche, dello 0,25% in relazione agli investimenti infrastrutturali, e possibilmente dello 0,04% per i costi legati alla gestione della crisi rifugiati e dello 0,06% per i costi dovuti all’emergenza sicurezza (si veda il sito de Il Sole/24 Ore di domenica).
Per concedere, però, questa flessibilità, l’esecutivo comunitario vuole avere rassicurazioni su un ritorno in carreggiata dei conti pubblici nel 2017. Roma e Bruxelles hanno stime diverse per l’anno prossimo. Mentre il governo si aspetta un disavanzo dell’1,8% del Pil, la Commissione ritiene un deficit dell’1,9% più probabile. C’è di più. Bruxelles è anche preoccupata da un possibile aggiustamento strutturale italiano nel 2017, inferiore alle attese comunitarie. Per questo motivo, un possibile paletto emerso in questi giorni potrebbe essere un vincolo al maggiore deficit consentito l’anno prossimo, dall’1,4 all’1,8% del Pil: questo sarà utilizzabile solo in parte per evitare il previsto aumento dell’Iva.
Sul deficit 2017 la Commissione europea vuole impegni chiari per evitare il materializzarsi di questo divario e per non mettere a rischio la credibilità delle regole del Patto di Stabilità. Il governo italiano, tuttavia, è restio a mettere troppe precisazioni nero su bianco, oltre a quelle già contenute nel recente Documento economico e finanziario. L’accordo diplomatico tra le parti è contenuto in una lettera inviata dalla commissione al Tesoro a Roma.
La richiesta di rassicurazioni è anche dettata dal fatto che l’Italia non sta rispettando l’impegno a ridurre il debito pubblico, così come richiesto dalle regole europee. Nelle sue ultime previsioni economiche, Bruxelles si aspetta nel 2016 un debito stabile, rispetto al 2015, mentre il ministero dell’Economia punta a una sua leggera riduzione. Le regole comunitarie prevedono che dal 2016 paesi come l’Italia, ad alto debito pubblico, riducano il passivo di un ventesimo all’anno in media su tre anni.
Per giustificare la posizione italiana sul debito, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha scritto una lettera al vice presidente della Commissione Valdis Dombrovskis e al commissario agli affari monetari Pierre Moscovici, notando circostanze eccezionali e sottolineando tra le altre cose come la situazione deflazionistica dell’economia italiana ed europea complichi il margine di manovra per ridurre il debito (si veda Il Sole/24 Ore dell’11 maggio).
La partita va ben oltre la situazione italiana, tanto che non si può escludere un rinvio dei giudizi attesi per domani. Due paesi, Spagna e Portogallo, rischiano sanzioni perché hanno registrato nel 2015 un nuovo aumento del loro deficit, sempre oltre il 3,0% del Pil. Vorrà la Commissione in un contesto delicato optare per misure così controverse? Partner europei ed esecutivo comunitario sono alla ricerca di una soluzione che sostenga la crescita, ma rispettando le regole e confermando il risanamento.
Sul fronte delle raccomandazioni-paese, secondo le ultime informazioni il pacchetto dovrebbe prevedere un numero limitato di capitoli, stringati e focalizzati. Tra i temi, l’ammodernamento del sistema giudiziario, la riforma del catasto immobiliare, la modernizzazione dell’amministrazione pubblica, il risanamento del settore bancario, sempre oberato da crediti inesigibili. «Siamo positivi su quanto è stato fatto finora, ma il paese deve continuare in questa direzione», spiega sempre l’esponente comunitario.
In febbraio, la Commissione ha pubblicato un rapporto sugli squilibri macroeconomici dell’Italia e sull’adozione delle raccomandazioni-paese del 2015 (si veda Il Sole/24 Ore del 27 febbraio). Allora Bruxelles notava progressi limitati per quanto riguarda la riforma dell’amministrazione pubblica, la modernizzazione delle infrastrutture portuali, la gestione dei crediti inesigibili. Da allora, il governo italiano ha promosso la nascita per mano privata del Fondo Atlante.

Beda Romano

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