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La Ue apre all’Italia sui pagamenti arretrati

BRUXELLES — L’Italia incassa un primo, importante, risultato benefico del vertice europeo tenutosi la settimana scorsa. La Commissione, con un comunicato congiunto dei vicepresidenti Antonio Tajani e Olli Rehn, ha invitato Roma a liquidare i debiti pregressi della pubblica amministrazione verso le imprese. Si tratta di una somma enorme, calcolata in almeno settanta miliardi di euro, che restava bloccata perché il pagamento degli arretrati avrebbe fatto schizzare il debito pubblico alle stelle, in violazione del Patto di stabilità.
Ora invece Bruxelles è disposta, se non a scorporare l’intero importo, almeno a considerarlo tra i «fattori attenuanti» previsti dal Patto, e dunque ad autorizzarne il pagamento senza che questo sia considerato una violazione degli impegni di bilancio assunti dall’Italia. «La liquidazione
del debito commerciale pregresso si rifletterebbe in un corrispondente aumento del debito pubblico. La parte di questo corrispondente a spesa per investimenti avrebbe anche un impatto sul deficit pubblico. — spiega il comunicato emesso ieri dalla Commissione — Ma il patto di stabilità permette di prendere in considerazione fattori significativi in sede di valutazione della conformità del bilancio di uno Stato membro con i criteri di deficit e di debito del patto stesso. In tale ambito la liquidazione dei debiti commerciale potrebbe rientrare tra i fattori attenuanti».
« La macchina finalmente si è messa in moto. Confindustria da mesi incalza le istituzioni italiane ed europee sul problema dei ritardati pagamenti», ha commentato con soddisfazione il presidente degli industriali Giorgio Squinzi. « Vorrei esprimere la soddisfazione del Governo italiano per la rapidità con la quale la Commissione ha risposto all’orientamento del Consiglio europeo del 14 marzo, laddove si sottolinea la necessità di un risanamento di bilancio differenziato e favorevole alla crescita» ha dichiaro il presidente del Consiglio Mario Monti. «Ora il boccino torna a noi: dobbiamo provvedere in tempi rapidi», ha spiegato il ministro per gli affari europei Enzo Moavero.
Il merito di questa importante boccata di ossigeno per le imprese italiane va sia al governo, che con Monti e Moavero da mesi si batte a Bruxelles per ottenere il via libera al pagamento degli arretrati, sia al vice presidente della Commissione Antonio Tajani, responsabile per le imprese e per la direttiva contro i ritardi di pagamento, che ha lavorato per convincere il suo collega Olli Rehn, titolare degli affari economici. Ma un ruolo probabilmente lo ha avuto anche il Presidente della Repubblica, che si è impegnato in prima persona per sbloccare il dossier e che ha con Rehn un rapporto privilegiato.
Due anni fa Tajani aveva emesso una direttiva europea sui ritardi di pagamento che impone alle pubbliche amministrazioni di saldare i debiti entro trenta giorni, o in casi eccezionali entro sessanta giorni. Il governo ha trasformato la direttiva in legge con decorrenza dal primo gennaio. Ma questo non risolveva il problema dei debiti accumulati in precedenza. Ora la questione si è sbloccata. «Considerare il pagamento del pregresso come una non violazione del Patto di stabilita e’ un segnale importante della Commissione europea. Ora ci aspettiamo una risposta dall’Italia con un progetto in tempi brevi, penso a una programma di un paio di anni», ha dichiarato il vice- presidente Antonio Tajani.

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