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La Ue apre alla “bad bank”italiana

Dopo gli incontri tecnici di mercoledì a Bruxelles, e quelli istituzionali ieri a Roma, la decisione politica è presa: la bad bank italiana si farà. Anzi, le decisioni sono due: il veicolo per rilevare i crediti in mora di alcune banche in difficoltà, e rivenderli con garanzie statali, non ricadrà nella casistica degli aiuti di Stato, per cui la Commissione ha un’idiosincrasia crescente. E che proprio ieri sono state recepite dal Consiglio dei ministri nella nuova legge sul “bail-in”, che addebita i costi delle crisi bancarie ad azionisti, obbligazionisti e correntisti sopra i 100mila euro degli istituti; e solo in seguito, se il buco non è coperto, agli Stati. Una norma voluta da Bruxelles per escludere gli Stati dai salvataggi bancari, prassi diffusa negli anni dal 2008, da quando migliaia di miliardi pubblici in Usa, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Spagna, e altre hanno irrorato le banche locali senza che nessuno avesse da ridire. Le autorità italiane, invece, hanno tentennato per tre anni e cercano la bad bank ora che le regole sono diventate più complesse e severe.
«La discussione sulla bad bank è molto intensa con l’Italia, spero che si faccia il più presto possibile, ma al momento purtroppo ©RIPRODUZIONE RISERVATA
non so indicare un termine », ha detto il commissario alla concorrenza Margrethe Vestager, che ieri ha incontrato il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, poi ha pranzato con il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco e il vice dg Fabio Panetta («un dialogo costruttivo», si è detto a Via Nazionale). «Faremo del nostro meglio – ha aggiunto – per favorire una soluzione, spero che si possa andare avanti velocemente. Si sta ancora parlando del come, dipende dalla situazione economica e dalla dimensione del portafoglio dei crediti non performing». In Italia purtroppo i crediti anomali sono molti (320 miliardi) e spalmati in tutti i settori d’impresa. Il commissario danese ha ribadito di prediligere una soluzione senza aiuti di Stato: «Se si trasferisce un prestito non ripagato a qualcuno che può assumersi un rischio maggiore, allora il costo aumenta, e quel prezzo dev’essere a valori di mercato, e se non lo è qualcuno deve pagare la differenza, e quel qualcuno non dovrebbe essere il contribuente». Un approccio che trova Tesoro e Bankitalia concordi; ma, come ha detto Vestager, «i dettagli tecnici sono molto complicati da definire perchè la materia è complicata». Il principale “dettaglio” di un possibile aiuto statale, nell’avviare il veicolo che rileverà circa 60 miliardi di crediti anomali, è il prezzo del loro trasferimento dai singoli istituti (Mps, Carige e alcune popolari le più indicate), e delle relative garanzie che il Tesoro potrebbe prestare per pochi miliardi. Un credito in mora sul mercato scambia da un minimo del 5% del nominale (se non ha collaterale) a un massimo del 30-40%. Ma quel valore va compensato con quello, di segno opposto, delle garanzie che saranno pagate al Tesoro: più vale la garanzia pubblica, più si alleggerisce il fardello delle future perdite della “lavatrice bancaria”. Le garanzie comportano anche il problema, di difficile soluzione, del monitoraggio settimanale dei rischi che Via XX settembre, in quanto garante della bad bank, dovrà approntare.
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