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La Ue approva gli aiuti alle fiere tedesche Aefi: «Ora tocca a noi»

Le forza del sistema fieristico tedesco – una volta tanto – potrebbe essere d’aiuto alle fiere italiane e spianare la strada per ottenere adeguate compensazioni economiche alle perdite di ricavi subite nel 2020 a causa della pandemia.

Lunedì sera la Commissione europea ha approvato lo stanziamento, da parte del governo federale tedesco, di 642 milioni di euro a fondo perduto «per risarcire le società attive nel settore fieristico e congressuale dei danni subiti a causa dell’epidemia di Coronavirus e delle misure restrittive messe in atto dal governo per limitare la diffusione del virus», si legge nella nota della Commissione. Ma il passaggio più importante è quello in cui viene concessa la deroga al regime de minimis sugli aiuti di Stato alle Pmi, che consente solo contributi di piccola entità, insufficienti per coprire le perdite subite dalle principali società del settore. Deroga concessa «ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 2, lettera b), del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che consente alla Commissione di approvare misure di aiuto di Stato concesse dagli Stati membri per risarcire determinate società o settori specifici per i danni causati da eventi eccezionali, come l’epidemia di Coronavirus», spiega la nota ufficiale.

Questa decisione rappresenta «un importante precedente sulla percorribilità del superamento del de minimis che Aefi ha proposto al governo italiano fin dallo scorso marzo – spiega Maurizio Danese, presidente dell’Associazione degli enti fieristici italiani –. Ora non ci sono più alibi: credo che anche il governo italiano possa ottenere da Bruxelles, in tempi rapidi, lo stesso trattamento e consentire alle nostre imprese di accedere effettivamente ai ristori». Certo, la crisi di governo non aiuta, ma il lavoro era a buon punto, spiega Danese, e da lì si deve ripartire.

Il tempo stringe: il sistema fieristico è uno dei comparti più colpiti dalle conseguenze del Covid-19, con un fatturato crollato da 1 miliardo a 200 milioni di euro nel 2020 e ha davanti ancora molti mesi di incertezza. Eppure, a oggi, le società e gli organizzatori di manifestazioni hanno ottenuto poco o niente: «Le risorse ci sono – spiega Danese –: attraverso Maeci e Mibact il governo ha infine stanziato risorse adeguate, sebbene manchino in gran parte i decreti attuativi per renderli disponibili». In tutto, 408 milioni di euro a fondo perduto, che si aggiungono alla cassa integrazione e al credito d’imposta. Ma il regime de minimis consente a ciascun organizzatore di ottenere al massimo 800mila euro (che potrebbero salire fino a tre milioni): una somma che può essere sufficiente per le piccole società o per gli organizzatori di singole manifestazioni, ma che risulta insignificante per i player più grandi. In particolare Milano, Bologna, Verona e Rimini-Vicenza, che potrebbero ricevere solo 12 milioni di ristoro a fronte di mancati ricavi per oltre 500 milioni di euro tra marzo e dicembre. Ora però la decisione della Commissione riapre i giochi: «Se otterremo la deroga al de minimis e se arriveranno i decreti attuativi per accedere alle risorse (a oggi, appena l’1,8% del totale, pari a 7,5 milioni, è arrivato alle fiere, ndr) avremo gli strumenti per ripartire».

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