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La Ue alza la voce con Washington

L’Unione europea ha reagito ieri con stizza e malessere alle rivelazioni di stampa secondo le quale gli Stati Uniti avrebbero intercettato le conversazioni nei palazzi europei a Bruxelles e a Washington. Dietro alle reazioni ufficiali, tutte improntate allo sconcerto e allo scandalo, si nasconde prudenza. Molti osservatori non sono sorpresi dalle scoperte giornalistiche; temono piuttosto un impatto negativo della vicenda sulle relazioni economiche e politiche tra i due blocchi.
I governi francese e tedesco hanno chiamato a rapporto l’ambasciatore americano a Parigi e a Berlino. Il più deciso nel reagire alla vicenda è stato il presidente francese François Hollande: «Non possiamo accettare questo tipo di comportamento tra partner e alleati. Chiediamo che venga fermato immediatamente». Il cancelliere Angela Merkel ha preferito parlare attraverso un portavoce: Steffen Seibert ha definito il comportamento, se confermato, «inaccettabile» e «una violazione della fiducia».
Secondo il settimanale tedesco Der Spiegel, le autorità americane avrebbero ascoltato le conversazioni nei palazzi delle istituzioni europee (si veda Il Sole 24 Ore di domenica). Da Bruxelles, la Commissione europea si è detta «allarmata» dalle ultime rivelazioni, e ha chiesto che gli Stati Uniti facciano subito «piena chiarezza». Il presidente dell’esecutivo comunitario José Manuel Barroso ha chiesto un immediato controllo a tappeto della sede della Commissione, per verificare l’eventuale presenza di cimici.
Dalla Tanzania, dove si trova in visita, il presidente americano Barack Obama ha voluto raffreddare gli animi: «Faremo in modo di fornire tutte le informazioni che vogliono i nostri alleati». In ogni caso, ha precisato, «qualsiasi servizio di intelligence, non solo il nostro ma anche quello europeo o asiatico (…) vorrà cercare di capire meglio il mondo e ciò che avviene nelle capitali mondiali, usando quindi fonti che non siano il New York Times o la Nbc News». La presa di posizione è sembrata a molti una ammissione della veridicità dell’articolo di Der Spiegel.
«Se non fosse così – ha poi precisato Obama – allora non ci sarebbe ragione di avere un servizio di intelligence. Vi posso garantire che nelle capitali europee vi sono persone interessate – se non a ciò che ho mangiato per la prima colazione – almeno a sapere quali saranno i miei punti di vista se dovessi incontrare un loro leader». Dal Brunei, il segretario di Stato John Kerry ha aggiunto che gli Stati Uniti non sono i soli a utilizzare «molte attività» per salvaguardare la loro sicurezza nazionale.
In quest’ottica, la vicenda potrebbe essere rapidamente dimenticata se non fosse che giunge in un momento politico molto delicato. Più volte tra Stati Uniti ed Europa il rapporto si è rabbuiato negli ultimi anni. Le guerre in Iraq e in Afghanistan, gli interventi militari in Libia, le responsabilità di ciascuno nella crisi debitoria, le strategie economiche per uscire dalla recessione economica, la regolamentazione finanziaria sono tutti temi che hanno visto i due blocchi spesso su posizioni opposte.
A questo si aggiunge l’incerta situazione politica in molti paesi. Le difficoltà di numerosi governanti, in particolare a Parigi, inducono loro a cavalcare le reazioni scandalizzate della stampa europea. «Io non credo che questa vicenda possa veramente mettere a repentaglio le prossime trattative per un accordo di libero scambio tra Stati Uniti ed Europa – spiegava ieri un esponente comunitario -. Chi non utilizza certi metodi per carpire informazioni? Certo, le rivelazioni di Der Spiegel non aiutano».

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