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La Ue all’Italia: attenti a spesa e debito «Rischioso il blocco licenziamenti»

Per l’Italia la fine dell’emergenza Covid vuol dire una politica di bilancio prudente nel medio termine, quando le condizioni dell’economia lo permetteranno. Perché, come ha spiegato il commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni, «la sospensione delle regole non significa che non ci debba essere grande attenzione a evitare l’accumulo di una maggiore spesa corrente, con conseguenze permanenti sui bilanci dei Paesi più indebitati e tra questi l’Italia».

L’avvertimento della Commissione Ue è chiaro. La pandemia pesa anche quest’anno sul pacchetto di primavera del semestre europeo: niente pagelle e procedure di infrazione per disavanzo e debito da parte di Bruxelles (anche perché il Patto di stabilità è sospeso sino a fine 2022), ma valutazioni per aiutare gli Stati membri nella ripresa. E per l’Italia l’attenzione è sugli «squilibri macroeconomici eccessivi» determinati dall’alto debito pubblico, dalla scarsa crescita e dalla fragilità del sistema bancario che, nonostante il rafforzamento degli anni passati, dovrà fronteggiare un aumento dei crediti deteriorati quando verranno meno i sostegni all’economia. Sull’occupazione la Commissione osserva che l’Italia è stato l’unico Paese Ue che ha introdotto un divieto universale di licenziamento all’inizio della crisi. Si tratta di una misura, per Bruxelles, che «avvantaggia per lo più gli “insider”, cioè i lavoratori con contratto a tempo indeterminato, a scapito dei lavoratori interinali e stagionali». Inoltre, un confronto con l’evoluzione del mercato del lavoro in altri Stati membri, che non hanno introdotto questa misura, «suggerisce che il divieto di licenziamento non è stato particolarmente efficace e si è rivelato superfluo in considerazione dell’ampio ricorso a sistemi di mantenimento del posto di lavoro». In conferenza stampa il commissario al Lavoro Nicolas Schmit ha indicato come via preferibile quella di «passare a un mercato del lavoro più attivo» puntando sulla «riqualificazione delle competenze»: «Non si può congelare per un lungo periodo il mercato del lavoro — ha detto —. Ma si deve facilitare la transizione».

La pandemia ha messo in difficoltà praticamente tutti i Paesi europei. Insieme all’Italia, registrano «squilibri eccessivi» anche Grecia e Cipro, mentre registrano «squilibri» Croazia, Francia, Germania, Irlanda, Olanda, Portogallo, Romania, Spagna e Svezia. La Commissione prevede che la realizzazione delle riforme e degli investimenti nell’ambito di Next Generation Eu «contribuirà ad affrontare i problemi individuati nei precedenti cicli del semestre e avrà un ruolo importante nella correzione degli squilibri macroeconomici esistenti». «Per la Ue nel suo complesso, ci aspettiamo che il Recovery plan dia un impulso economico dell’1,2% del Pil — ha detto il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis — e aiuti a creare circa 800 mila posti di lavoro entro la fine del prossimo anno».

Occupazione

Dombrovskis: la nostra stima è 800 mila posti creati nell’Ue grazie al Recovery plan

Con la ripresa che avanza tornano sul tavolo della Commissione anche altri dossier, tra cui quello dei dazi e la riforma della tassazione delle multinazionali. Ieri gli Usa hanno sospeso le tariffe nei confronti di sei Paesi, tra cui l’Italia, per concedere più tempo per raggiungere un accordo sulla tassazione internazionale in seno all’Ocse. Decisione che Bruxelles ha «accolto con favore». L’Ocse ha anche registrato ieri un aumento dell’inflazione del 3,3% ad aprile, su base annua, dal 2,4% di marzo, toccando il livello più alto da ottobre 2008.

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