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La Ue alleggerisce Basilea 3

di Antonio Pollio Salimbeni

Rafforzamento e miglioramento della qualità del patrimonio delle banche europee entro il 2019, nuove norme prudenziali su liquidità, leva finanziaria, rischi di controparte sui derivati, sanzioni con multe che possono arrivare fino al 10% del volume annuale d'affari o sospensione del management in caso di violazione delle regole, indicazioni per ridurre la dipendenza dalle agenzie di rating.

Sono questi i punti fondamentali delle proposte della Commissione europea sulla revisione della direttiva sui requisiti di capitale e sul regolamento per attuare gli accordi di Basilea 3. Ciò significa che entro il 2019 le banche europee dovranno rafforzare il proprio capitale nella misura di 460 miliardi di euro, uno sforzo che sarà spalmato negli anni. Non si tratta di una trasposizione meccanica degli accordi di Basilea 3 nel corpus normativo europeo. Bruxelles ha introdotto delle novità in alcuni casi sostanziali per tenere conto della situazione specifica del sistema bancario europeo: innanzitutto il ruolo delle banche cooperative e delle casse di risparmio, fondamentale per l'erogazione del credito alle piccole e medie imprese, poi la presenza di gruppi bancari-assicurativi, infine la necessità di rafforzare sistemi interni di valutazione usando i rating di Standard & Poor's, Moody's e Fitch solo «come uno dei fattori tra gli altri», che non deve prevalere quando è possibile.

Non cambia il quadro di riferimento di Basilea 3, con le regole sui requisiti minimi. Oggi le banche devono detenere un minimo di capitale totale dell'8% in rapporto alle attività ponderato per il rischio. Dal 2019 il totale resterà all'8%, ma la quota di capitale di qualità primaria (common equity) passerà dal 2% al 4,5 per cento. Inoltre le banche dovranno detenere un cuscinetto di capitale aggiuntivo (capital conservation buffer) del 2,5% per fronteggiare futuri periodi di tensione e ciò porta al 7% il requisito totale del capitale di qualità primaria, livello più che triplicato rispetto a oggi. Dopo un processo di rafforzamento graduale che scatterà dal 2013, il patrimonio totale di vigilanza dovrà essere sempre pari all'8% delle attività ponderate per il rischio più il cuscinetto del 2,5% (se non sarà predisposto le banche saranno sanzionate con limiti al pagamento dei bonus e alla distribuzione dei dividendi). Si prevede anche un cuscinetto anti-ciclico per proteggersi contro choc dell'economia che può essere fissato dalle autorità nazionali fra lo 0% e il 2,5 per cento.

La novità rispetto a Basilea 3 riguarda un aspetto importante del patrimonio di qualità primaria che secondo gli accordi internazionali può essere costituito solo da azioni ordinarie: nella Ue saranno usati gli stessi criteri del "common equity" per valutare gli strumenti finanziari emessi da banche cooperative, mutualistiche e casse di risparmio. Bruxelles propone così di non attribuire lo status di capitale di alta qualità solo alle azioni ordinarie concentrandosi sulla sostanza dello strumento di capitale piuttosto che sulla sua forma legale.

È un passo decisivo per evitare che il peso della nuova regolazione bancaria si scarichi sulle Pmi. «Abbiamo seguito pienamente lo spirito e la lettera degli accordi di Basilea 3, ma non possiamo applicare delle regole a 8.300 banche come si applicherebbero a venti banche», ha spiegato il commissario al Mercato interno Michel Barnier, difendendo l'impostazione flessibile scelta dalla Commissione. Altro elemento importante per l'impatto sul credito alle imprese, la decisione di introdurre il requisito sulla liquidità nel 2015 e di verificare l'eventualità di un indice obbligatorio di leva finanziaria entro il 2018.

Un'altra specificità europea riguarda la non esclusione a priori dal capitale primario delle partecipazioni “significative” in entità finanziarie non consolidate, incluse le società di assicurazione, contrariamente a quanto prevede Basilea 3. Nella Ue esiste già un meccanismo legislativo specifico per fronteggiare il rischio di un doppio conteggio di capitale (per la banca e per l'assicurazione). Bruxelles non ha accettato la richiesta del Regno Unito, avanzata anche da Spagna, Svezia e alcuni paese dell'Est, di poter fissare a livello nazionale i requisiti di capitale a un livello più elevato di quelli di Basilea 3. La Commissione difende l'integrità del mercato interno: livelli di capitale più alto in uno stato potrebbero distorcere la concorrenza e incoraggiare arbitraggi regolatori (una banca può concentrare le attività più rischiose in stati che attuano solo i requisiti minimi). Le autorità nazionali, però, possono decidere un aumento in singoli casi adeguatamente “giustificati” (compresa la necessità di fronteggiare bolle immobiliari) e aggiustare il livello dei "buffer" anticiclici.

 

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