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La Ue alla Grecia: l’unica via è estendere il patto con la Troika Berlino lancia l’ultimatum

La Grecia non molla: vuole altro tempo per pagare i suoi debiti e dire addio all’austerità. Ma il confronto all’Eurogruppo di oggi sarà serratissimo. Ieri la Germania ha nuovamente bocciato la possibilità di un “accordo ponte” proposto da Tsipras: «Se Atene non accetta il programma di aiuti è finita», ha tuonato il ministro delle Finanze tedesco, Schaeuble. Ma il neopremier ellenico continua a trattare con Juncker e la Commissione europea. E la Borsa greca vola: +8 per cento.

 La partita per il salvataggio della Grecia atterra oggi sul tavolo dell’Eurogruppo con le parti ancora molto distanti e con il tempo contato. «Aspettiamo le proposte di Atene. Noi vogliamo tenere il Paese nell’euro, ma l’unica strada aperta è quella di un’estensione degli accordi raggiunti con la Troika», ha detto ieri Pierre Moscovici, Commissario Ue agli Affari economici. Yanis Varoufakis dovrebbe presentare oggi una soluzione di compromesso chiedendo sei mesi di tempo per mettere a punto le riforme, impegnandosi ad accettare il 70% degli accordi con Ue, Bce e Fmi (ieri è stata rilanciata la privatizzazione del Pireo) e completando il piano con nuovi interventi concordati con l’Ocse. Si aspetta in cambio i soldi per resistere fino all’estate e la possibilità di avviare parte delle iniziative umanitarie previste dal programma di governo. I mercati, incoraggiati anche da una telefonata «costruttiva» tra Alexis Tsipras e Jean-Claude Juncker, hanno scommesso ieri che questa potrebbe essere la base per un’intesa (la Borsa di Atene ha guadagnato l’8%). A gelare tutti ha pensato però il ministro delle Finanze tedesco Wolfgan Schaeuble: «Dare sei mesi in più alla Grecia è un errore – ha detto –. Se la Grecia non accetta il piano concordato è finita». E in serata Tsipras ha detto che «non può accettare l’imposizione della Troika, altrimenti vorrebbe dire che il voto di un Paese non conta niente. La prossima settimana – ha aggiunto – l’Europa deve decidere se restare unita ma cambiando se stessa».
Del resto, oggi non si arriverà a nessun accordo. E nemmeno domani all’incontro tra i capi di stato europei. L’ultima spiaggia è così l’Eurogruppo bis di lunedì prossimo: se in quell’occasione non si arriverà a un’intesa, non ci sarà il tempo per la ratifica nei singoli Parlamenti nazionali entro il 28 febbraio, data in cui scade il piano di aiuti della Troika. E per Atene l’uscita dall’euro sarebbe un’ipotesi concreta. «Non la escludiamo nemmeno noi», ha detto Varoufakis. Se da Bruxelles non arriveranno soldi, è il messaggio del ministro alla Difesa ellenica Panos Kammenos, «li cercheremo altrove». L’America in prima istanza, ma forse anche Russia o Cina.
Il governo Tsipras si presenta all’appuntamento di oggi fresco della fiducia del Parlamento e con l’appoggio del 79% dei greci secondo l’ultimo sondaggio Gpo. Non solo. In diverse capitali europee – Roma compresa – sono previsti presidi di piazza a sostegno della posizione di Atene. Un’onda lunga che se prenderà consistenza potrebbe in qualche modo condizionare anche le scelte politiche.
Proprio questo è una delle ragioni della rigidità dei falchi del rigore. Convinti che troppe concessioni a Syriza possano diventare un regalo (anche in termini di consensi) al fronte anti-austerity a cominciare da Podemos.
Un sostegno alla Grecia è arrivato ieri di nuovo dagli Usa: «Serve buon senso da parte di tutti», ha detto il segretario al Tesoro di Washington Jacob Lew. «All’Eurogruppo inizia un percorso che spero positivo», gli ha fatto eco Pier Carlo Padoan.
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