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La Ue addolcisce la riforma contabile

Il colpo, per le banche europee, sarà più blando di quanto temuto. Perché sarà diluito nel tempo. Ma ci sarà: se il Consiglio europeo approverà la riforma del principio contabile Ifrs 9 nella formula emersa ieri in un «working paper», le sole banche italiane (secondo una stima effettuata da Crif per Il Sole 24 Ore) dovranno aumentare gli accantonamenti sui crediti per almeno 764 milioni di euro. Secondo la proposta varata nei giorni scorsi, potranno però “spalmare” queste nuove perdite nell’arco di 5 anni. E, novità emersa ieri, l’impatto sarà molto blando nei primi due anni. Soprattutto nel primo. Il colpo ci sarà, insomma, ma sarà graduale. E meno duro di quanto temuto.
L’impatto sui bilanci
Il tema è tecnico, ma – come dimostra la storia recente – i tecnicismi sono quelli che determinano i comportamenti delle banche quando erogano credito a famiglie e imprese. Dal primo gennaio prossimo entrerà in vigore il nuovo principio contabile Ifrs 9, che disciplinerà in maniera più severa le modalità con cui le banche dovranno effettuare accantonamenti su crediti. Il principio Ifrs 9 prevede, in estrema sintesi, che le banche dovranno effettuare accantonamenti non solo per i crediti già deteriorati, ma anche per quelli che potrebbero deteriorarsi in futuro. Dovranno insomma stimare le perdite attese (expected credit loss) e metterle subito in bilancio. È per questo che, adeguandosi al nuovo principio, le banche avranno immediatamente (sul portafoglio di crediti già esistente) nuove perdite.
A fornire una prima stima del possibile impatto in Italia, su un campione di 247 miliardi di euro di mutui (ovvero il 65% del mercato) e di 187 miliardi di crediti alle Pmi (35%), è Crif. Nella simulazione, realizzata per Il Sole 24 Ore, emerge che l’avvento del nuovo principio contabile determinerebbe maggiori accantonamenti nel campione di crediti presi in esame di queste proporzioni: circa 0,95 milioni di euro per ogni miliardo di mutui erogati a privati, e circa 2,8 milioni per ogni miliardo di finanziamenti alle Pmi. Calcolatrice alla mano, significa che gli accantonamenti determinati dall’Ifrs 9 per i mutui presi in esame saranno pari a 738 milioni di euro, con un incremento di circa 233 milioni rispetto ad oggi. Per i crediti alle Pmi presi in esame, invece, l’incremento causato dall’introduzione del principio Ifrs 9 sarà di circa 531 milioni, dato dalla differenza tra “vecchia” perdita attesa Ias 39 di 1,75 miliardi (0,93% dell’esposizione totale) a una perdita attesa Ifrs 9 di 2,28 miliardi (1,22%). Totale: 764 milioni di euro di nuove perdite per le banche italiane del campione, causate solo da un cambio nel metodo di calcolo.
«Si tratta di un impatto negativo ma contenuto e probabilmente inferiore a quanto atteso uno o due anni fa – spiega Marco Macellari, senior manager Crif Credit Solutions –. Molto si deve sia a una migliore ottimizzazione delle metodologie applicate nel calcolo, sia a un generale miglioramento delle condizioni macro-economiche, che a sua volta ha un effetto mitigante sulle perdite attese». Va detto che l’analisi è riferita ai crediti performing (c.d. “stage 1” e “stage 2” nella terminologia dell’Ifrs 9), mentre i crediti non performing (“stage 3”) sono stati esclusi dall’analisi per l’estrema aleatorietà nella valutazione degli impatti da parte delle banche.
Effetto ammortizzato
Questo impatto sarà ulteriormente mitigato se passasse in maniera definitiva la versione di riforma appena pubblicata. Perché l’attuale bozza, che dovrà essere approvata dal Consiglio europeo prima di arrivare al Parlamento Ue, prevede gradualità: le perdite derivanti nel portafoglio esistente di crediti, solo per effetto della nuova metodologia di calcolo, saranno spalmate in 5 anni. E, grazie ai fattori di correzione attualmente previsti, nei primi due anni l’impatto sarà molto blando: nel primo verrà accantonato solo il 5% del totale e il secondo solo il 15%. Nei primi due anni le perdite saranno dunque contenute, per crescere via via nel tempo.

Luca Davi
Morya Longo

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