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La Ue ad Atene: «Giù i salari minimi»

di Vittorio Da Rold

Il Governo Papandreou sta resistendo alle forte pressioni della troika dei tecnici di Commissione europea, Bce e Fondo monetario internazionale, che hanno chiesto misure supplementari per il 2013 e il 2014, tra le quali quella di abbassare i salari minimi.

«Non siamo l'India e non diventeremo l'India», avrebbe affermato sulla questione il premier George Papandreou, secondo quanto riporta la Tv statale greca Net. «Siamo dalla parte dei lavoratori e assicuriamo la protezione dei loro diritti collettivi». Papandreou, in calo di popolarità, teme la rivolta sociale visto che la manovra, approvata dal Governo domenica, da 6,6 miliardi di euro prevede tagli di 30mila dipendenti statali entro fine anno (la fine di un tabù sociale che dura da 100 anni), la riduzione del 20% delle pensioni oltre i 1.200 euro al mese e tagli alle pensioni agli statali andati in pensione prima dei 55 anni, mossa retroattiva che penalizza i baby-pensionati.

Il Paese rimane profondamente diviso tra il settore privato, i cui lavoratori accusano la burocrazia statale di strangolare l'economia con i suoi costi e inefficienze, e i dipendenti pubblici che dicono che i maggiori problemi sono la corruzione politica e l'evasione fiscale. Probabilmente hanno ragione entrambi.

Comunque il tema della riduzione degli stipendi e pensioni, visto che con l'euro non si può usare la scorciatoia della svalutazione monetaria, sta inffiammando la scena politica greca. Secondo le ricostruzioni di diversi media ellenici, la troika, che resterà ad Atene almeno fino al 13 ottobre, avrebbe avanzato queste richieste tra le condizioni per il via libera al versamento della sesta tranche di aiuti alla Grecia che non arriverà fino a fine mese. La Borsa di Atene, termometro del default, ha chiuso in forte calo, con l'indice che ha perso il 7,1% sui timori di un nuovo braccio di ferro tra troika e Governo greco. La National Bank of Greece ha perso il 15%, Eurobank e Piraeus hanno perso il 12% e il 16% rispettivamente sull'onda delle affermazioni del presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker che i detentori di bond potrebbero subire una perdita maggiore.

Senza questi fondi, 8 miliardi di euro, il Paese non sarà in grado di onorare i suoi pagamenti né pagare pensioni e stipendi dei 750mila dipendenti pubblici.

Lunedì sera l'Eurogruppo – che precedeva il consiglio Ecofin tra responsabili economici dell'Unione europea ieri a Lussemburgo – ha ribadito che la decisione sull'eventuale versamento di una nuova tranche di aiuti alla Grecia verrà presa solo dopo aver ricevuto il parere della troika, che prosegue la sua missione ad Atene.

Nel fine settimana la Grecia ha avvertito che a causa della gravità della recessione economica non sarà in grado di centrare pienamente gli obiettivi di risanamento dei conti sul 2011 e il 2012: deficit quest'anno all'8,5% del Pil contro 7,4% previsto. Intanto si profilano nuovi scioperi nel Paese contro le misure di austerità, mentre il Governo ha smentito le speculazioni del Financial Times deutschland secondo cui Papandroeu potrebbe dimettersi.

Oggi è prevista un'altra giornata di sciopero nazionale di 24 ore nel settore pubblico. Anche tutti gli aeroporti del Paese resteranno chiusi per l'intera giornata. Lo sciopero è stato convocato dal sindacato, l'Adedy, che rappresenta i dipendenti del pubblico impiego. Ieri 200 manifestanti del sindacato comunista Pame hanno occupato il ministero del Lavoro ad Atene, per protestare contro le nuove misure richieste dalla Ue e dall'Fmi, che prevedono tagli degli stipendi nelle aziende private e una riduzione del salario minimo. I manifestanti hanno bloccato l'ingresso dell'edificio e alcuni di loro sono arrivati fino all'ufficio del ministro Georges Koutroumanis sventolando le bandiere del Pame.

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