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La Ue: acceleriamo con gli Stati Uniti

Lussemburgo – Gli Stati Uniti hanno raggiunto ieri un atteso accordo di libero scambio con altri 11 paesi dell’area Asia-Pacifico. Viceversa, arrancano i negoziati che Washington ha aperto con l’Unione europea in vista anche qui di un intesa commerciale. A Bruxelles si ammette a denti stretti che le discussioni vanno a rilento. Lo stesso scandalo Volkswagen, accusata di avere truccato il funzionamento dei motori delle sue auto per superare test ambientali, sta complicando le trattative.
È dal 2013 che Stati Uniti e Unione europea stanno discutendo di un accordo commerciale (noto con l’acronimo Ttip) che dovrebbe nelle intenzioni delle parti creare la più importante area di libero scambio del mondo. L’obiettivo è ambizioso. In un contesto di forte concorrenza internazionale, soprattutto proveniente dai paesi emergenti, l’intesa è considerata l’ultima possibilità nel futuro prevedibile per il mondo occidentale di imporre a livello internazionale i propri standard industriali.
La cancelliera tedesca Angela Merkel ha spiegato prima della pausa estiva che l’obiettivo delle parti deve essere di trovare un accordo di massima prima della fine dell’anno, e comunque cercare di finalizzare l’intesa prima delle prossime elezioni presidenziali americane, previste alla fine del 2016. Non è chiaro se ciò sarà possibile: i nodi non sono pochi. Europei e americani hanno visioni diverse su molti punti, dalle norme agricole agli standard di sicurezza.
Ieri, la commissaria al Commercio Cecilia Malmström si è voluta ottimista: «Che i negoziati sul Tpp (Trans-Pacific Partnership, ndr) siano terminati è una buona notizia per il commercio mondiale nel suo insieme. Si tratta di una buona notizia anche per le trattative commerciali tra Stati Uniti e Unione europea, perché (…) potremmo concentrarci con ancor più vigore sul Ttip. La liberalizzazione commerciale è una buona cosa in un mondo nel quale abbiamo bisogno di crescita, occupazione e investimenti».
Sempre ieri, tuttavia, in una intervista al quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, la stessa commissaria ha espresso preoccupazione per l’impatto che il clamoroso scandalo Volkswagen potrebbe avere sui negoziati euro-americani. La casa automobilistica tedesca ha ammesso di avere truccato il funzionamento del motore di circa 11 milioni di auto per superare difficili test ambientali. La scoperta è stata fatta dalle autorità americane alla fine di settembre.
«Questo scandalo riguarda numerosi settori ed è molto fastidioso – ha detto la signora Malmström –. Ho trascorso molto tempo per spiegare alla nostra controparte americana che in Europa abbiamo norme ambientali molto rigorose, e oggi scopriamo che non siamo perfetti». La commissaria ha lasciato intendere che la posizione negoziale della Commissione si è indebolita a causa dello scandalo. Washington ha gioco facile oggi nel contrastare le eventuali richieste europee, soprattutto in campo ambientale.
A complicare le trattative commerciali nei mesi scorsi è stata anche la richiesta americana di prevedere nell’accordo soluzioni arbitrali nel caso di controversie tra società e governi. L’idea è stata criticata da più parti in Europa, per paura che il meccanismo avvantaggi le grandi imprese ai danni delle piccole aziende, tanto che la Commissione ha proposto un sistema giudiziale, e non più extra-giudiziale, con il quale risolvere le dispute commerciali tra investitore privato e autorità pubblica.

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