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La Ue abbassa i toni “Non ci sono veti ma la partita è aperta”

«No, con l’Italia non c’è nessun problema, non abbiamo ancora deciso se consentire o meno il taglio delle tasse ma non siamo preoccupati, il negoziato non è entrato nel vivo e tutto è ancora possibile». Dai piani alti della Commissione europea gettano acqua sul fuoco, il via libera ai progetti italiani non è scontato, ma nemmeno pregiudicato.
Bruxelles abbassa i toni non per la dura reazione di Renzi, innescata dalle affermazioni delle “fonti anonime” che l’altro ieri avevano stoppato Roma sull’abolizione della Tasi, ma perché quelle parole riportate dai media non contenevano alcuna notizia. Da sempre Bruxelles nei documenti ufficiali consiglia di spostare il carico fiscale dal costo del lavoro al patrimonio. Ma l’indicazione, da anni ribadita all’Italia, può essere facilmente superata.
Il vero ostacolo da scavalcare per ottenere il via libera europeo alla celebrazione del «funerale delle imposte sulla casa» riguarda il debito e il deficit. Le regole Ue impongono a Roma di tagliare il disavanzo, per quanto già sotto al 3% di Maastricht, fino ad azzerarlo. Pena una procedura d’infrazione che equivale a un commissariamento della nostra politica economica. L’Italia, ad esempio, dovrebbe portare il deficit all’1,8%, ma le spese che si profilano per il 2016 lo lascerebbero praticamente fermo, intorno al 2,7%. E di queste spese il taglio delle tasse è la misura che più fa storcere il naso alla Commissione europea, che da sempre boccia sforbiciate delle imposte finanziate dal deficit.
Da qui la richiesta del premier Renzi di concedere a Roma, come ricordava ieri il sottosegretario Gozi, ulteriore flessibilità sui conti rispetto allo 0,4% di sconto sul risanamento già ottenuto per il 2016. Una partita dura, ma non impossibile.
Ieri a Palazzo Chigi e al Tesoro si respirava tranquillità, forse anche perché nel pieno dello scontro sull’asse Roma-Bruxelles una serie di telefonate hanno permesso ai vertici della Commissione di chiarire che nulla è stato deciso e che le “fonti anomime” non rispecchiavano il giudizio dell’istituzione, peraltro su questo tema da sempre spaccata tra falchi e colombe.
Il calendario dice che l’Italia dovrà notificare a Bruxelles la legge di Stabilità da 25-30 miliardi entro il 15 ottobre, quindi l’esecutivo Ue si esprimerà a novembre. Grazie al percorso di riforme del governo per il 2016 l’Italia ha già ottenuto un bonus da 6,4 miliardi, lo 0,4% del deficit, che però insieme ai 10 miliardi della spending in lavorazione a Palazzo Chigi sono impegnati per bloccare l’aumento automatico dell’Iva. La flessibilità per le riforme consente uno sconto al massimo dello 0,5%. Il margine per coprire il taglio delle tasse, ammesso che venga concesso, sarebbe dunque di un altro miliardo e mezzo. Non sufficiente a finanziare i 4 miliardi della Tasi. Per questo Roma punta a ottenere l’attivazione anche della clausola per gli investimenti, un duplice sconto mai concesso prima che non è vietato dalle regole europee ma nemmeno previsto.
Ecco perché la partita che si giocherà nelle prossime settimane sarà tutta politica, tra Renzi e Juncker. Sarà il premier a trattare direttamente con il presidente della Commissione per trasformare l’ambiguità delle regole in un via libera. Che ovviamente dovrà essere avvallato anche dalla Merkel. Fino a due anni fa uno sconto simile sarebbe stato impensabile e l’Italia sarebbe finita dritta sotto procedura. Ma Juncker – presidente più politico di Barroso – sui conti si è già dimostrato flessibile. L’Italia conta anche su Parigi, che con un deficit saldamente al di sopra del 3% vuole tagliare le imposte di due miliardi, opzione vietatissima (i soldi dovrebbero essere usati per scendere sotto il tetto) e che se passasse porterebbe ad una promozione dell’Italia (impensabile usare due pesi e due misure). Oltretutto il negoziato potrebbe rivelarsi più facile del previsto se, intorno al 20 settembre, il Tesoro alzerà le previsioni sulla crescita 2016, come credono in molti nel governo. A quel punto il deficit scenderebbe e la richiesta di sconto potrebbe essere meno pesante dei 4 miliardi attualmente previsti. E’ proprio per sapere su che cifra dovrà trattare che Renzi non è ancora sceso in campo con Bruxelles. Lo farà nelle seconda metà di settembre. Ma dovrà agire con cautela: un eventuale scontro con la Ue sulla capacità italiana di abbassare il deficit, e dunque il debito, allarmerebbe i mercati con ripercussioni sui rendimenti che vanificherebbero i benefici sui conti attesi dal taglio delle tasse.
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