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La tutela di marchi e brevetti diventa unica ed Europea

Ducati e Harley Davidson ora potranno tutelare il rombo caratteristico dei propri motori anche in Europa. Stessa cosa potrà accadere per un profumo o per qualsiasi altro elemento distintivo di un prodotto che non abbia forma grafica. È questo uno degli effetti più interessanti di uno dei due decreti legislativi approvati in via definitiva dal consiglio dei ministri del 14 febbraio e attualmente in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Si tratta di un provvedimento di attuazione di disposizioni europee con l’obiettivo di migliorare la protezione di marchi e brevetti.

Il brevetto unico europeo è quindi ormai realmente in rampa di lancio e, presumibilmente a partire dalla metà del 2019, sarà in grado di offrire una copertura giuridica su tutto il territorio dei 26 paesi che vi hanno aderito, con il vantaggio per le aziende di dover presentare una sola domanda e pagare una sola volta il costo della relativa imposta (invece che 26 volte). L’Italia aveva a lungo combattuto contro queste disposizioni perché la lingua italiana non era tra quelle che consentivano di fare domanda di protezione, ma non c’è stato nulla da fare, alla fine si è imposto il trilinguismo (inglese, francese e tedesco saranno le sole lingue ufficiali). Le Corti in grado di gestire il tribunale unificato europeo dovrebbero avere sede a Londra, Parigi e Monaco (anche se la Corte costituzionale tedesca deve ancora valutarne la costituzionalità), ma la Brexit molto probabilmente costringerà a spostare la sede di Londra, che potrebbe trasferirsi a Milano (per i brevetti in materia farmaceutica). La giurisdizione comune per tutti i paesi partecipanti avrà competenza esclusiva sulle azioni di violazione, contraffazione, revoca, accertamento di nullità o non violazione dei brevetti europei, nonché sulle misure provvisorie e cautelari correlate, le domande riconvenzionali, le azioni di risarcimento danni anche in relazione ai certificati protettivi complementari rilasciati sulla base di un brevetto europeo.

L’approvazione di questi decreti legislativi di armonizzazione delle regole sulla tutela della proprietà industriale, sia da un punto di vista sostanziale sia da un punto di vista processuale, è certamente un passo in avanti, anche se i problemi non mancano: qualcuno fa notare che potrebbero aumentare le richieste di tutela provenienti da paesi extraeuropei, con la conseguenza di aumentare i vincoli per le imprese Ue, e di provocare un ulteriore aggravio per le imprese residenti nei paesi che non usano abitualmente la lingua inglese, francese o tedesca, che saranno costrette a onerose traduzioni anche solo per poter conoscere e di conseguenza rispettare i diritti di terzi.

Con i provvedimenti approvati il 14 febbraio si disciplina in modo più coerente il regime transitorio, l’entrata in vigore e alcune necessarie deroghe alla disciplina generale anche se, in un mondo sempre più globalizzato, permane il limite della mancanza di una tutela su scala planetaria. Oltre i confini europei non ci sarà, ovviamente alcuna tutela.

All’interno della disciplina europea, si introducono però alcune novità significative: si è già accennato alla possibilità di registrare marchi con un contenuto che va oltre la tradizionale rappresentazione grafica (odori, rumori, suoni, ologrammi ecc.); si chiarisce inoltre l’impossibilità di registrare come marchio un prodotto tipico già tutelato di per sé e si prevede una maggior tutela nei confronti della contraffazione grazie all’allargamento anche a tutto ciò che viene stampato sull’imballaggio o comunque sull’involucro esterno del prodotto. Prevista infine la possibilità di far sequestrare anche il bene in transito. Altre novità interessanti riguardano il divieto di ingannare il pubblico registrando un marchio in conflitto con la tutela Dop o Igp o con le menzioni tradizionali protette relativi a vini o specialità tradizionali. Dal punto di vista della disciplina processuale la novità più significativa sembra fare riferimento, quando si intende far valere in giudizio la decadenza del marchio per non uso, all’onere della prova, che ricade sul titolare del marchio e non sull’attore

In definitiva, una duplice azione di semplificazione e ampliamento della possibilità di tutelare i marchi d’impresa, ma anche una serie di garanzie offerte a chi esercita un’attività potenzialmente in conflitto con marchi registrati, ma senza alcuna connessione con il mercato di riferimento. Per esempio: chi si chiama Ferrari, ma produce e vende camicie, piuttosto che addobbi floreali, potrà continuare a farlo senza preoccuparsi dell’omonimia con la ben più famosa fabbrica di automobili di Maranello.

Marino Longoni

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