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La truffa del Libor: i manager Barclays accusano l’ex vertice

No, non ci aspettavamo un lacrima sul viso. Sarebbe bastata un’ombra di disagio, invece sulla maschera del cinquantenne ex direttore generale di Barclays, Jerry del Missier, si leggeva la determinazione nell’attaccare il suo ex capo, Bob Diamond, e un evidente fastidio. Troppe le domande di quei deputati che cercavano di capire perchè la truffa del Libor taroccato fosse «sfuggita» dalla guardia di un banchiere che si narra abbia incassato nel 2010 circa 40 milioni di dollari di bonus correlato alla performance della banca. Un mercato da 350 mila miliardi dollari – tanto è regolato dal Libor – che potrebbe essere solo la punta dell’iceberg che svetta dalla City. «Sarei sorpreso se non ci fossero altri casi di market abuse», ha confessato ai deputati Lord Turner, presidente della Fsa, ovvero l’authority sui servizi finanziari, la stessa che teorizzando l’approccio morbido alle regole, ha agito per anni come la scimmietta che non vede, non sente, non parla.
Quella andata in scena ieri alla Commissione Tesoro della Camera dei Comuni è stata l’incredibile performance di un’auto guidata con spregiudicata allegria, la Barclays di Bob Diamond narrata da Jerry del Missier; e di un’autorità di vigilanza, la Fsa ora presieduta da Adair Turner, che per anni non ha saputo frenarla. Hanno deposto entrambi in Parlamento, aggiungendo tessere importanti a una storia che non finisce di sorprendere. E preoccupare come suggerisce quel richiamo, gettato là e non elaborato da Lord Turner, secondo cui le manipolazioni del mercato potrebbero essere assai più diffuse. Aspettiamo qualche altro anno, bruciamo qualche altro migliaio di miliardi per capire di cosa si potrebbe trattare? Se il manovratore, la Fsa o chi ne farà le veci visto che è in via di liquidazione, resterà lo stesso i motivi d’ansia si giustificano, cieco com’è stato nel non saper leggere i segnali che arrivavano da anni. Anche dall’interno di Barclays. Segnali chiari abbastanza come la definizione che sul caso Libor la banca affibbiava a sè stessa «siamo puliti – avrebbero detto – ma non puliti-puliti». Concetto che Adair Turner ha citato senza saper spiegare.
I punti essenziali dell’audizione di ieri alla Camera dei Comuni sono almeno cinque: Jerry del Missier ha precisato di aver dato mandato ai suoi bankers di ammorbidire il Libor su espressa richiesta del ceo Bob Diamond che gli aveva detto essere questa la volontà della Banca d’Inghilterra; nonostante la stranezza del Missier non ha mai ritenuto opportuno approfondire la cosa con il ceo, il quale oggi sostiene, smentito, che si trattò di un equivoco; nel 2007 erano già di pubblico dominio le manipolazioni del Libor, ma solo nel 2009 Lord Turner ha ammesso di esserne venuto a conoscenza, anni dopo l’avvio di indagini dei regolatori americani; altre sette banche sono oggi al centro dell’indagine e ci sono e-mail che confermano nuove manipolazioni; in Barclays dominava la «cultura del rischio» derivata dalla filosofia di BarCap, l’area investment banking sviluppata da Bob Diamond.
Se questi sono i fatti narrati, le considerazioni che derivano sono altre. Una più evidente: Bob Diamond è stato inguaiato dal suo vice oltre ogni aspettativa. Una più di sostanza: il prezzo enorme e non ancora quantificabile che Londra, prima piazza finanziaria globale, ha imposto al resto del mondo con le «regole morbide» ai mercati. Adair Turner va sostenendo che «nel 2007-2008 non avrebbero mai fatto quanto fanno oggi» indicando in tal modo la stretta avviata ora rispetto al lassismo del passato. È possibile, ma il caso Libor da ieri è uscito dal recinto di un garibaldino approccio di una o due – probabilmente sette, come abbiamo visto – banche ed è divenuto la metafora di un metodo. Un metodo che rischia di travolgere altri mercati, altri prodotti, andando magari a rovinare una volta di più sulle tasche dei contribuenti che potrebbero aver subito danni da quel tasso falsato. È alla base della determinazione degli interessi interbancari e dei derivati, ma è anche elemento della remunerazione dei mutui ipotecari. Si parla di class action e in Usa qualcuno già si muove immaginando cause miliardarie. Londra è stata e continua ad essere lenta, è stata compiacente oltre il lecito. «Lei, Lord Turner, sostiene di aver saputo solo nel 2009 quanto era di dominio pubblico dal 2007 – hanno domandato i deputati – ma oggi siamo nel 2012. Perchè non avete agito prima?» Risposte imbarazzate si sono levate dal vertice dell’Fsa. Il sistema non sa spiegarsi, ma soprattutto non sa riformarsi.

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