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La troika vuole più riforme da Atene

I negoziati tra la troika e Atene sono finalmente ricominciati ieri ad Atene in un albergo del centro il cui nome però non è stato rivelato per motivi di sicurezza. Secondo fonti ben informate la Grecia starebbe per essere obbligata ad impegnarsi per una nuova serie di “azioni prioritarie” richieste dai creditori per varare il terzo piano di salvataggio da 82-86 miliardi di euro. 
Nel mirino ci sarebbero ancora le pensioni che dovrebbero essere colpite da un pesante taglio del 30%, dopo che in cinque anni e due Memorandum sono state ridotte già del 48 per cento. È quanto sostiene l’edizione online di Protothema. Secondo il giornale la neo-nominata capo missione dell’Fmi, Delia Velculescu punterebbe ad un piano di riforme previdenziali richieste alla Grecia e che includono tagli alle pensioni fino al 30% oltre alla eliminazione delle baby-pensioni. Piano che, secondo alcune fonti, potrebbe richiedere ulteriori tagli del 10% se la recessione continua. Il piano scrive Protothema, dovrebbe riguardare anche i salari con i nuovi assunti nel settore privato che vedranno ridotto del 5-10% il loro stipendio base mensile che oggi è di 586 euro. Inoltre ci sono sempre le esenzioni fiscali per gli agricoltori da sfoltire. I negoziatori greci, secondo il sito web, sarebbero già con le spalle al muro per quanto riguarda i tagli alle pensioni in quanto la “clausola di deficit zero” nella riforma della previdenza sociale è un pre-requisito per il nuovo accordo con i creditori che il premier Alexis Tsipras ha firmato in occasione del drammatico vertice euro del 12 luglio.
Ma con Delia Velculescu al tavolo delle trattative il compito dei negoziatori greci sarà molto duro ha concluso Protothema, che ricorda come a Cipro, dove pure Delia ha ricoperto lo stesso incarico negli ultimi due anni, i negoziatori greco-ciprioti l’avevano conosciuta per la sua abilità negoziale.
Una conferma di questo braccio di ferro è giunta da Bruxelles dove la Commissione Ue si aspetta «più riforme per consentire un rapido esborso» della prima tranche del terzo pacchetto di aiuti, ha detto una portavoce della Commissione.
In realtà la troika ha dato ieri il disco verde a far partire il negoziato sul terzo pacchetto di aiuti anche se nelle “azioni prioritarie” votate dal Parlamento il 15 e il 22 luglio mancavano all’appello le baby-pensioni e la revisione della fiscalità agevolata per gli agricoltori. Quindi un nuovo voto che comprenda la riforma del sistema pensionistico più qualche altra misura di quelle contenute nell’elenco presentato da Tsipras subito dopo il referendum sarebbe visto come un ulteriore rafforzamento della fiducia tra Ue e Grecia. Perché, hanno spiegato le fonti, il legame non si ancora del tutto rinsaldato.
La troika spinge perché il Governo greco sottoponga al Parlamento un nuovo pacchetto di misure di austerità prima della metà di agosto, quando il negoziato dovrebbe terminare per consentire poi l’approvazione a tambur battente dell’Eurogruppo e quelle dei Parlamenti nazionali in tempo per il 20, quando c’è la scadenza con la Bce da 3,5 miliardi che potrebbe essere coperta dal primo esborso del nuovo salvataggio. Ma se non si dovesse fare in tempo? Niente paura si potrebbe coprire la scadenza del 20 agosto trovando altre soluzioni, ovvero un nuovo prestito ponte.
Intanto l’Fmi resta in allerta e ha chiesto all’area euro «di usare, se necessario, tutti gli strumenti disponibili per gestire i rischi di contagio che potrebbero partire dalla Grecia». «Anche se la reazione del mercato al recente passaggio del pacchetto di riforme in Grecia è stata positiva, ulteriori episodi di rischi, significativa incertezza e volatilità dalla situazione» greca «non possono essere esclusi».
La Bce nel frattempo ha rilevato che i depositi delle banche greche sono calati del 6% (8 miliardi) a 127,5 miliardi di euro a giugno, a causa dei timori dell’uscita di Atene dalla zona euro mentre sul tavolo delle trattative è tornata d’attualità la ristrutturazione del debito greco. «In verità, la questione non è se si debba ristrutturare il debito greco quanto come farlo in modo tale che sia utile per l’economia del paese» ha detto in un’intervista a Le Monde, il membro del consiglio direttivo della Bce, Benoit Coeuré.
La Grecia, però, fatica a tornare alla normalità: la Borsa di Atene è rimasta chiusa anche ieri. Forse riaprirà oggi ma perché ciò avvenga, ci deve essere il placet della Banca centrale europea, che nel fine settimana ha stoppato una prima richiesta di riapertura senza limiti. Ora la Banca centrale greca, il ministero delle Finanze e l’Agenzia di vigilanza di Atene sono in attesa di un parere sulle misure proposte perché la riapertura degli scambi avvenga nel modo meno traumatico possibile ma senza consentire di esportare capitali all’estero. Intanto, mentre Tsipras annuncia un congresso straordinario di Syriza, si continua a ragionare sulla necessità di ricapitalizzare il sistema bancario, sul quale le restrizioni dovranno restare in vigore ancora per molto tempo per evitare scossoni . Il piano di salvataggio prevede che 25 miliardi siano destinati al credito, che si deve rafforzare. Restano ancora le pressioni di chi – come Berlino – vorrebbe che nel piano fossero inclusi i depositanti sopra 100mila euro, i detentori di bond e azioni: un bail-in che a differenza di quanto avvenuto con Cipro rischierebbe di danneggiare le piccole imprese (i correntisti sopra 100mila euro) più che di andare a recuperare soldi da ricche famiglie (come avvenne nell’isola con gli oligarchi russi).

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