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La tripla A della Francia più in bilico per Moody’s

di Marco Moussanet

La Francia continua la sua battaglia, ormai quotidiana e apparentemente disperata, in difesa della tripla A. Ieri è stata ancora Moody's a gettare una nuova ombra sulle prospettive del rating francese. Nel capitolo dedicato a Parigi dell'outlook settimanale sulle obbligazioni sovrane, l'agenzia ricorda che i decennali francesi hanno toccato i 200 punti di spread rispetto a quelli tedeschi e spiega che «un elevato costo di finanziamento per un lungo periodo potrebbe amplificare le sfide fiscali del Governo e che sommato a un deterioramento delle prospettive di crescita è tale da avere implicazioni negative sul credito».

«Un aumento di 100 punti base dei tassi d'interesse – aggiunge Moody's – rappresenta un costo aggiuntivo per lo Stato di 3 miliardi all'anno. Con una previsione di crescita dell'1% nel 2012 questo onere renderà più difficile raggiungere gli obiettivi di riduzione del deficit».

L'agenzia riconosce gli sforzi che la Francia sta realizzando – con una correzione complessiva di circa 115 miliardi dei propri conti entro il 2016 – ma sottolinea che dopo aver deciso costosi interventi di sostegno all'economia in seguito alla crisi del 2009, il Governo si trova ora costretto a importanti misure di risanamento proprio in un momento critico sul fronte della crescita.

Si torna insomma al dilemma tipico di questi mesi sulla ricerca di un difficile, forse impossibile, equilibrio tra riduzione dei deficit e sostegno alla crescita.

Tanto più che sia sul fronte del basso livello di sviluppo sia su quello dei debiti pubblici (con le conseguenze in termini di perdita di fiducia sotto gli occhi di tutti) Parigi, come rileva l'agenzia, deve fare i conti con problemi che in larga parte sfuggono alle sue possibilità di controllo e decisione.

Moody's, che ovviamente non ha il compito di indicare la strada da seguire o le ricette da utilizzare ma solo quello di misurare il livello di affidabilità sul rimborso dei debiti, non ha comunque dubbi: «L'attuale modello sociale francese non può essere finanziato se non viene preservato il potenziale economico del Paese».

D'altronde l'agenzia non fa che ribadire le perplessità già espresse lo scorso 17 ottobre, quando annunciò di aver messo sotto osservazione le prospettive della Francia, attualmente stabili, per una possibile trasformazione in negative. In quell'occasione si è data tre mesi di tempo per decidere, fissando cioè la scadenza a metà gennaio. Se, com'è probabile, l'outlook dovesse essere rivisto sembra altrettanto probabile che a quel punto venga messo sotto osservazione il rating.

Non esistono regole, ma normalmente passano altri tre mesi prima della decisione sull'eventuale declassamento. Il timing consente quindi di immaginare che la Francia potrebbe perdere la sua tripla A verso la metà di aprile, e cioè proprio alla vigilia delle elezioni presidenziali (primo turno 22 aprile e ballottaggio il 6 maggio). Quando Nicolas Sarkozy ha fatto della difesa della tripla A lo slogan della campagna presidenziale.

Il ministro dell'Economia François Baroin ha immediatamente reagito alla nota di Moody's, cercando di richiamare l'attenzione sul fatto che, al di là degli spread, «il livello attuale dei tassi (ieri intorno al 3,45%) corrisponde a condizioni di finanziamento molto favorevoli». Spiegando che le misure di risanamento non hanno impatto sulla crescita e ribadendo per l'ennesima volta «il carattere intangibile degli obiettivi di riduzione del deficit»: 4,5% nel 2012, 3% nel 2013 e zero nel 2016.

Il problema è appunto che il budget dell'anno prossimo è stato messo a punto sulla base di una previsione di crescita (più volte rivista) dell'1%, mentre la Commissione europea prevede un +0,6% e il consensus degli economisti un +0,7% (anche se non mancano le voci, sempre più numerose, che parlano addirittura di una crescita zero). Le due manovre già varate potrebbero quindi non bastare.

Quanto al tasso, la Finanziaria immagina un costo di rifinanziamento del 3,7% sul decennale. Che potrebbe anch'esso non essere rispettato.

Moody's ha infine espresso timori sull'impatto che le nuove regole sulla capitalizzazione rinforzata possono avere sulle banche francesi e sulla loro capacità di sostenere l'economia reale. Dove si susseguono gli annunci di riduzione del personale.

Ovvio l'impatto sulla Borsa, che ha chiuso in calo del 3,4 per cento. Con i bancari particolarmente sotto pressione: -3,9% Société Générale, -4,3% Bnp Paribas e -5,5% Crédit Agricole. Mentre anche i tassi sui corporate bond (e relativi spread sui gruppi benchmark tedeschi) sembrano risentire della situazione generale e stanno cominciando a salire.

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