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La trappola degli assegni non trasferibili (con multa)

Sono circa un migliaio — ma il numero cresce di ora in ora — i correntisti che si sono organizzati sul gruppo Facebook «Maxi sanzione per assegno privo del non trasferibile». Persone in buona fede, ma poco informate, che sono incappate nella normativa antiriciclaggio e antiterrorismo che impone di scrivere (qualora non sia stampigliata) la dicitura «non trasferibile» sugli assegni emessi di importo superiore ai mille euro. E che per effetto della normativa entrata in vigore il 4 di luglio scorso in merito alla «oblazione», quel meccanismo che riconosce spontaneamente la dimenticanza, si trovano a pagare cifre comprese tra 6mila e 16.666 euro allo scopo di evitare la «sanzione», che invece prevede una multa variabile da un minimo di 3mila a un massimo di 50mila euro. C’è l’assurdo di una oblazione che può essere il doppio della sanzione minima. «Tutto questo pasticcio è frutto di una legislazione eccessiva. Come Abi abbiamo segnalato al Mef in forma scritta e ufficiale la necessità di stabilire una sanzione proporzionata alla violazione», afferma il vice direttore generale dell’Abi Gianfranco Torriero. L’incubo dei correntisti dovrebbe tuttavia essere prossimo a concludersi. Oggi, in commissione finanze, il relatore Sergio Boccadutri porterà in votazione un parere sull’attuazione della direttiva antiriciclaggio che conterrà la «correzione» necessaria. Se approvato, come tutto lascia supporre, il parere ristabilirà una proporzionalità equa tra la violazione e la sanzione, e il governo già nelle prossime settimane potrà rilasciare i decreti attuativi. Che saneranno anche tutti i casi emersi dopo il 4 di luglio.

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