Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La tracciabilità sorveglia il percorso dei beni

di Marco Bellinazzo e Antonio Criscione

Una rete telematica sempre più ramificata per "captare" il movimento delle merci che entrano ed escono dall'Italia. Con gli interventi legislativi degli ultimi due anni, l'amministrazione finanziaria è (o sarà) in grado di seguire tutti i beni (o almeno quelli di maggior valore) durante l'intera filiera degli scambi fino al consumatore finale. Un indubbio vantaggio nella lotta all'evasione. Ma anche un rischio che la moltiplicazione degli adempimenti richiesti agli operatori e i relativi costi spingano una parte dell'economia nell'area del sommerso.

Ogni merce può essere ormai visibile al Fisco. Se un prodotto è acquistato fuori dalla Comunità europea, per esempio, la tracciabilità è assicurata sia dagli adempimenti dognali che dalle nuove comunicazioni black list. Se, invece, il prodotto è importato da uno stato comunitario la sua visibilità è assicurata dagli elenchi Intrastat. Una volta "segnalata" la presenza in Italia, il bene, se di valore superiore ai 3mila euro, nei suoi passaggi intermedi e fino al consumatore finale (dal prossimo mese di maggio) può essere tracciato grazie alle nuove comunicazioni delle operazioni Iva rilevanti. Se poi dovesse essere ceduto a un esportatore abituale la sua uscita dalla Penisola viene registrata dalle "lettere d'intenti" che il venditore italiano deve ottenere dall'acquirente-esportatore e comunicare all'agenzia delle Entrate.

Il cuore di questa rete telematica è rappresentata proprio dalla nuova versione dell'elenco clienti-fornitori. Anche se quando si parla con i rappresentanti dell'Agenzia, l'espressione viene trattata come un lapsus. Ma è questa la modalità per intercettare in tempo omesse dichiarazioni Iva, mancata registrazione di fatture, soggetti interposti, e, infine, acquisti che possono mettere in allarme il fisco per un accertamento sul controllo delle spese di soggetti che al fisco, invece, risultano nullatenenti.

L'applicazione Clifo (clienti e fornitori appunto) era stata usata dal fisco con risultati molto interessanti. Ma si era fermata al 2007, perché poi l'elenco era stato abolito. Ora ritorna con la novità, rispetto alla precedente versione, di escludere i movimenti meno significativi, vista la soglia minima (3mila euro nei rapporti tra operatori economici e 3.600 con i consumatori finali). Se un soggetto segnalato come acquirente da un operatore economico e come venditore da un altro, non ha comunicato nulla al fisco, nella filiera si verifica un "buco" che l'amministrazione finanziaria è in grado di rilevare. Sipuò verificare, per esempio, che alcuni soggetti anche se rilasciano la fattura ai loro clienti, non la includono poi nella propria contabilità o non presentano la dichiarazione. Una situazione che solo ricostruendo la filiera può essere scoperta.

Originariamente la prima applicazione delle comunicazioni era stata pensata in relazione ai soggetti passivi Iva, ovvero per i cosiddetti rapporti B2B. Tuttavia lo strumento era troppo "ghiotto" per escluderne l'utilizzo ai fini del redditometro. E infatti la comunicazione riguarderà anche le cessioni ai consumatori finali, con tanto di codice fiscale di questi ultimi, per gli accertamenti "sintetici".

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il brevetto italiano costituisce titolo autonomo rispetto a quello europeo. E la perdita di efficaci...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Si è riaperta la stagione delle vendite immobiliari. E sul mercato ci sono al momento ben 850 milio...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Agire subito contro i rischi del 5G. Intromissioni, furti on line, minacce e ostilità di ogni gener...

Oggi sulla stampa