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La tracciabilità parte da 6 miliardi

di Marco Mobili e Giovanni Parente

La nuova soglia di tracciabilità partirà da un tesoretto di sei miliardi di euro. È la spesa che gli italiani hanno pagato con bancomat e carte di credito a settembre. Da qui bisognerà partire per cambiare le abitudini e soprattutto le diffidenze nell'abbandonare l'utilizzo di moneta tradizionale in nome del contrasto al sommerso e all'evasione fiscale. Nel pacchetto di misure allo studio del Governo c'è infatti l'abbassamento della soglia per i pagamenti in moneta (ora fissata a 2.500 euro): l'ipotesi più accreditata al momento è quella di una riduzione a 500 euro, anche per non mettere automaticamente fuori gioco il taglio più alto di banconote. Per ora gli italiani scelgono la carta per pagare viaggi, alberghi e ristoranti, alimentari, abbigliamento e calzature. Questi quattro settori fanno da soli il 57% del volume della spesa già tracciata (poco più di tre miliardi di euro).

La strada da percorrere è ancora tanta se si pensa che le operazioni procapite con carte di pagamento in Italia sono appena 27 (e nel Mezzogiorno scendono addirittura a 16) contro le 61 dell'Eurozona e le 65 dell'Unione europea. La spinta in avanti che l'abbassamento della soglia potrebbe imprimere dovrà fare i conti soprattutto con i costi della moneta elettronica. Un tasto ribadito con insistenza negli ultimi giorni dalle associazioni di categoria del commercio e degli esercenti. «Chiediamo di non essere gli unici a pagare e per questo è necessario un abbassamento delle commissioni», ha ribadito ieri Luciano Gaiotti, direttore centrale politiche e servizi per il sistema di Confcommercio, intervenendo alla trasmissione di Radio 2 Rai «28 minuti». Commissioni che, per quanto riguarda, le carte di credito arrivano anche al 2 per cento. Che significa? Il commerciante o l'esercente cede un "pedaggio" di 2 euro agli intermediari finanziari su un acquisto di 100 euro pagato con moneta elettronica. I picchi più alti (come mostra la grafica a lato) si registrano per fiorai e trattamenti di bellezza, con taxi, biglietti aerei e antiquari a ridosso. Per i bancomat la percentuale, invece, è più bassa perché l'addebito sul conto corrente del titolare è contestuale e quindi c'è un minor rischio di copertura del credito. Il costo sostenuto da esercenti e commercianti finisce, comunque, in un meccanismo complesso di commissioni che la banca "titolare" del terminale di pagamento (il Pos) versa a chi ha emesso la carta di credito o il bancomat.

La legge di stabilità ha iniziato ad affrontare questo nodo. Dal 1° gennaio, le transazioni con carte di pagamento presso i distributori di carburanti sotto i 100 euro dovranno avvenire senza costi ulteriori per esercenti e consumatori. Le categorie sperano in un'estensione della misura. «Se si vuole davvero disincentivare l'utilizzo del contante – fa notare Mauro Bussoni, vicedirettore generale di Confesercenti – servono attività virtuose in questa direzione». Anche perché l'altra incognita è legata alla necessità di non deprimere l'economia reale. Del resto, la frenata delle vendite si è avvertita già in alcuni settori con, ad esempio, abbigliamento e calzature che hanno fatto registrare un -18,5% a settembre.
 

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