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La Tobin Tax alza l’aliquota

Una Tobin tax con aliquota più alta sulle azioni per compensare la mancata tassazione dei derivati e garantire così l’invarianza di gettito anche grazie all’assoggettamento all’imposta dei soggetti non residenti. Si muoveranno lungo questa direttrice gli interventi correttivi che il senato si appresta a introdurre nella legge di stabilità 2013.

Rispetto al testo approvato dalla camera, palazzo Madama opterebbe per un innalzamento dell’aliquota attualmente fissata allo 0,05% (del valore della transazione in caso di azioni o del valore del nozionale di riferimento del contratto in caso di derivati). La nuova imposta di bollo potrebbe essere modulata sul cosiddetto modello francese (che per le azioni prevede un’aliquota dello 0,20%), colpendo quindi le società con sede sul territorio nazionale e capitalizzazione di almeno un miliardo di euro. Lo ha annunciato a ItaliaOggi il senatore Paolo Tancredi del Pdl relatore, assieme a Giovanni Legnini del Pd, del disegno di legge che sarà incardinato oggi in commissione bilancio del senato. E già si prevede una pioggia di emendamenti, visto che con la legislatura agli sgoccioli, la legge di stabilità 2013 potrebbe rappresentare l’ultimo treno utile per interventi strutturali che diversamente sarebbe molto difficile far approvare. La Tobin Tax è tra questi, al pari della proroga al 30 luglio dei contratti dei precari della p.a. Anche se su questo punto il ministro della funzione pubblica Filippo Patroni Griffi, pur dichiarandosi sicuro dello slittamento, non ha escluso che la misura possa trovare posto in un decreto legge ad hoc.

C’è poi un capitolo scottante ed è quello che riguarda gli enti locali. I sindaci dell’Anci restano sul piede di guerra non avendo ufficialmente ritirato la minaccia di dimissioni di massa se dal senato non arriveranno le modifiche attese su patto di stabilità, Imu e tagli ai trasferimenti. L’Associazione guidata da Graziano Delrio ha approntato un pacchetto di emendamenti al ddl di stabilità che le singole Anci regionali hanno sottoposto all’attenzione dei senatori «del territorio». Si va dall’alleggerimento del patto di stabilità (rinforzando lo strumento delle compensazioni regionali), alla riduzione dei tagli ai trasferimenti, dal rinvio dell’appuntamento (previsto per il 2013) dei piccoli comuni con il Patto, alla trasformazione dell’Imu da imposta «ibrida» in imposta totalmente comunale. I sindaci non potranno avere tutto anche perché bisognerà fare i conti con i soliti problemi di copertura, ma Tancredi è ottimista. «Il rafforzamento delle compensazioni verticali, per esempio», dice a ItaliaOggi, «è un’ipotesi percorribile a Patto invariato». Ma non è escluso anche un allentamento dei vincoli «pari a un miliardo di euro» così come una rimodulazione dei tagli ai trasferimenti. Lo impone la drammatica situazione finanziaria in cui versano i comuni. Ma anche le province non sono messe bene. «Rischiano di arrivare in default all’appuntamento con il riordino», osserva Tancredi, che non sembra molto fiducioso sulle reali chance di vedere convertito in legge il dl 188. A questo proposito il senatore abruzzese non risparmia qualche critica al governo che, costringendo il senato a un super-lavoro, avrebbe di fatto destinato a morte certa il decreto. «L’esecutivo ha sbagliato strategia», lamenta. «Era noto l’ingorgo legislativo che ci sarebbe stato al senato. In commissione siamo stati costretti ad approvare il decreto salva-enti locali (oggi ci sarà il voto di fiducia dell’aula ndr) in mezza giornata di lavoro e faremo la stessa cosa col decreto sviluppo». Sull’estensione del patto di stabilità ai piccoli comuni dal 2013, il relatore auspica che vi sia un dietrofront. Non tanto perché si tratti di una misura sbagliata in sé, ma perché prima «va completato il percorso dei mini-enti verso l’associazionismo». «L’applicazione del Patto sarebbe un insostenibile aggravio per i piccoli comuni obbligati a mettere insieme le funzioni». Sulla devoluzione ai comuni dell’intero gettito dell’Imu, Tancredi non ha dubbi. «È una richiesta sacrosanta», dice, «se si facesse si potrebbero anche ridurre i trasferimenti». I comuni, si sa, accetterebbero volentieri lo scambio. Ma prima bisogna convincere il ministro dell’economia Vittorio Grilli.

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