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La tecnologia nuova padrona di Wall Street ecco perché Buffett investe su Apple

«Se Buffett compra Apple, vuol dire che siamo diventati proprio tutti degli investitori in tecnologie». È il magazine
Fortune a sintetizzare così la notizia che ha il sapore di una svolta storica. O forse anche di una capitolazione. Perché tanto stupore? Warren Buffett è da molti anni l’uomo più ricco d’America o comunque in una delle tre prime posizioni (talvolta superato in classifica dal suo amico Bill Gates) e l’annuncio che ha comprato un miliardo di dollari in azioni di Apple potrebbe essere normale. Ma “l’oracolo di Omaha”, come viene definito da decenni il fondatore del gruppo Berkshire Hathaway, tra le sue regole d’oro aveva questa: «Non investo in un business che non capisco». E fino a qualche tempo fa era rimasto alla larga dai settori ad alta tecnologia, fatta esclusione per Ibm. Il commento di Fortune coglie un segno dei tempi: ormai Apple fa parte dell’establishment capitalistico americano, per quanto sia un’azienda innovativa è anche diventata una delle regine della Borsa per capitalizzazione, solo di recente superata al vertice da Alphabet (ex Google). Dunque nel portafoglio di un investitore diversificato non può che esserci anche lei. Per avere un’idea delle proporzioni, il portafoglio totale amministrato da Berkshire vale 130 miliardi, l’investimento annunciato lunedì in Apple è poca cosa.
La svolta di Buffett dà effetti-vamente il senso di un cambio di epoca. Per tante ragioni. Anzitutto, i “Buffettologi” ricordano che le sue più celebri espressioni di diffidenza verso la Silicon Valley risalgono nientemeno che al 1999, cioè agli albori della New Economy. Siamo ormai nella seconda rivoluzione di Internet (ben inoltrata) ed è come fossero trascorsi due secoli. Dettaglio non trascurabile per un investitore oculato come Buffett: Apple oggi versa un dividendo generoso, dell’ordine del 2,4% rispetto al valore dell’azione attuale. Per chi è attento al rendimento, e lo paragona con le alternative, non è poco. Anche questo è segno dei tempi: ci fu un passato non lontano in cui le aziende della Silicon Valley disdegnavano la distribuzione degli utili, gli azionisti dovevano solo contare sul loro costante rialzo in Borsa.
Ma sotto la voce “segno dei tempi” bisogna aggiungere un altro retroscena a questa notizia. Buffett oggi possiede un miliardo in azioni Apple che non aveva in passato. Ma l’acquisto non lo ha deciso lui. Lentamente il gruppo Berkshire sta passando sotto la gestione altrui. È una transizione annunciata, voluta e governata dallo stesso Buffett. Che si comporta di conseguenza: accetta le decisioni di investimento che i suoi luogotenenti prendono, spesso senza neppure consultarlo. Buffett ha 86 anni, non ha mai pensato di lasciare le redini del suo impero nelle mani di uno dei tre figli (che si occupano prevalentemente di filantropia). I tre top manager ai quali ha affidato un ruolo crescente dal 2012 in qua sono Todd Combs, Tracy Britt e Ted Weschler. L’investimento in Apple lo hanno deciso loro. Non è neanche il primo in assoluto nel settore tecnologico: a inaugurare questa diversificazione ci fu un investimento di 11 miliardi nella Ibm, “regina deposta” che aveva dominato il settore informatico prima dell’avvento di Microsoft e Apple. Buffett non ha smesso di prendere decisioni d’investimento. Ma sembra determinato a dare il buon esempio ancora una volta, dimostrando come si può gestire il passaggio delle consegne in un’azienda di così grandi dimensioni.
A conferma di quanto il gruppo Berkshire sia stimato dai mercati, il solo annuncio dell’investimento ha fatto salire in una seduta il titolo Apple di oltre il 3%. Ce n’era bisogno, perché l’inizio del 2016 è stato avaro di soddisfazioni per l’azienda fondata da Steve Jobs e oggi guidata da Tim Cook. Se le cronache politiche hanno visto Apple in prima pagina per il suo braccio di ferro con l’Fbi (sull’iPhone dei terroristi di San Bernardino) le preoccupazioni dei mercati sono di tutt’altra natura. L’iPhone sembra avere perso il suo magico fascino, le vendite rallentano in varie aree del globo. specie in Cina. Non ci sono gadget “rivoluzionari” in vista. La fiducia del gruppo che fa capo a Buffett è un benefico segnale in controtendenza.

Federico Rampini

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