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La tassa sulla casa cambia proprietario il gettito dell’Imu torna ai Comuni

L’Imu torna municipale e il salario di produttività sarà rifinanziato per il 2013, ma condizionato a stringenti norme anti- elusione. Dal cantiere della legge di Stabilità, che sarà varata entro il 15 ottobre, emergono le prime misure di finanza pubblica in grado di dare una spinta alla crescita prevista a quota zero nel 2013. Pronto anche uno stop alle cartelle pazze.
L’ Imu potrebbe essere rivista con l’obiettivo di far tornare la tassa sugli immobili alla sua caratteristica originale di tassa municipale. L’obiettivo è quello di riportare ai Comuni il 50% degli incassi dell’Imu sulla seconda casa di cui oggi si appropria lo Stato (la prima casa va già tutta ai Comuni per 3,8 miliardi).
Quest’anno il gettito totale dell’Imu seconda casa e oltre dovrebbe aggirarsi, secondo i calcoli della Uil servizio politiche territoriali, intorno ai 18,6 miliardi: di questi 10,2 miliardi vanno ai Municipi (che raccolgono il 50% dell’aliquota base, ovvero il 7,6 per mille, e l’intero ammontare dell’ulteriore aumento discrezionale), mentre i rimanenti 8,4 miliardi vanno allo Stato. Sarebbero proprio questi 8,4 miliardi che dal prossimo anno potrebbero entrare direttamente nelle casse dei Comuni che non si troveranno più nella imbarazzante situazione di dover imporre una tassa
per “conto terzi”. Questo non significherà un aumento delle risorse nette dei Comuni che si vedranno decurtare i trasferimenti dei fondi di riequilibrio territoriale e perequazione.
L’altra misura su cui si lavora è l’aumento delle risorse per la detassazione del salario di produttività. Quest’anno le risorse a disposizione ammontano a 835 milioni, ma per il prossimo anno ci sono in bilancio solo 263 milioni. L’obiettivo è aumentare questo fondo per incentivare gli accordi aziendali che hanno come obiettivo la maggiore efficienza del mix lavoro-capitale.
La legge Salva Italia (e il relativo decreto attuativo) ha peraltro ridotto i requisiti salariali per accedere allo sconto (tasse al 10% invece che normale scaglione Irpef): nel 2011 il tetto era 40mila euro lordi di reddito e 6mila di salario accessorio (straordinari, lavoro notturno, premi produttività) sul quale applicare l’aliquota ridotta Irpef. Dal 2012 il reddito di ingresso è stato ridotto a 30mila euro e la quota di salario accessorio sul quale applicare l’aliquota ridotta è sceso a 2.500 euro. Il governo inserirà alcune norme anti-elusione per evitare che semplici accordi aziendali vengano spacciati per intese per favorire la produttività. Saranno inseriti dei parametri che l’accordo dovrà rispettare: come le ore di lavoro in più rispetto al precedente anno, il tasso di crescita degli investimenti, il livello di utilizzo degli impianti e la revisione dei processi produttivi. Infine il ddl sulle “cartelle pazze” potrebbe essere approvato dalla commissione Finanze del Senato già oggi. Prevede che i cittadini-debitori possano presentare una dichiarazione che confuti la correttezza della cartella entro 90 giorni dalla notifica. A sua volta il concessionario ha 10 giorni per chiedere lumi all’ente creditore, che nel giro di due mesi deve rispondere. Trascorso il termine di 220 giorni dalla dichiarazione iniziale, le cartelle saranno annullate. Per i cittadini che provano a fare i furbi, sono previste megamulte: la sanzione amministrativa va dal «cento al 200% dell’ammontare delle somme dovute».

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