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La task force di Vegas fra Piazza Affari e Siena

Gennaio caldissimo per il risparmio tradito: in dieci giorni si sono volatilizzati in Piazza Affari quasi 6 miliardi, per i casi Monte dei Paschi e Saipem. Da lunedì 21, giorno in cui scoppia lo scandalo di Mps, a giovedì 24, il picco negativo, il titolo senese perde il 20,6% e brucia in Borsa 692 milioni di capitalizzazione. Lascia invece sul tappeto addirittura 5,139 miliardi in soli tre giorni, dal 28 al 30, la Saipem dell’Eni, crollata da 31,6 a 20 euro dopo avere lanciato un allarme sugli utili inatteso e sospetto, perché in anticipo rispetto al calendario e successivo a un misterioso ordine di vendita inviato, guarda caso, il giorno precedente. Non sono i primi casi, ma la domanda resta: chi tutela i risparmiatori? O anche: che cosa fa la Consob, che tale tutela deve garantire su trasparenza delle informazioni e vigilanza sulla correttezza degli intermediari?
Le quattro squadre
Nel caso di Saipem è relativamente facile: la Commissione guidata da Giuseppe Vegas ha sospeso le vendite allo scoperto del titolo il giorno 30 per sospetto aggiotaggio e sta indagando ora su chi ha venduto (e comperato a che prezzo) e come mai la società è arrivata a tale allarme sui profitti. Più complesso il caso Montepaschi. Qui la Consob — che l’anno scorso ha erogato sanzioni per un totale di 9,26 milioni di euro, contro i 7,8 milioni del 2011 — sta indagando, e non da oggi, sulla trasparenza dei bilanci 2010, 2011 e 2012 della banca.
Ha fatto «decine d’interventi», ricorda, sull’obbligazione Flash per ipotesi di manipolazione del mercato. Ha rilevato le anomalie nell’andamento del titolo Banca Mps e collabora pure con la procura di Siena. Su Mps ha messo quattro squadre: Mercato, Intermediari, Informativa emittenti, Corporate governance. Ma nulla pare abbia potuto fare per disinnescare quella bomba a orologeria che sono i derivati — i vari Alexandria e Santorini — sottoscritti in segreto dall’istituto sotto la guida di Giuseppe Mussari, dopo l’acquisto di Antonveneta a tre miliardi più di quanto il venditore Santander l’aveva pagata. E perché? Perché sono stati sottoscritti fra le banche e non con i risparmiatori: non c’è il prospetto informativo, insomma, dove inserire le avvertenze sui prodotti a rischio (e difatti il fascicolo aperto dalla procura di Trani sull’ipotesi di omessa vigilanza non preoccupa Consob).
Scenari abbandonati
Sui derivati, per la verità, uno strumento di calcolo del rischio c’era (benché inutilizzabile nei contratti fra le banche), e l’avevano lanciato proprio in Consob: gli scenari probabilistici, studiati da quell’Ufficio analisi quantitative, costituito nel 2007, che supporta l’ufficio di vigilanza e Consob è stata accusata di avere ridotto (ora conta una decina di persone, «avvicendamento fisiologico» dice l’Authority). Lo stesso Vegas, nell’audizione alla Camera il 25 ottobre, li ha definiti «utile strumento di vigilanza». Ma questo strumento è stato accantonato (o meglio, destinato a uso interno). Perché? Inefficace e impreciso, dice la Consob, che ricorda come non lo voglia neanche l’Unione europea (il Portogallo continua a usarlo, in forma blanda). Funziona così: si confronta il derivato con un prodotto senza rischi, com’era il Btp, e se ne quantifica il potenziale rischio relativo, che poi si riporta sui prospetti informativi. Ma Consob ha usato il sistema su un bond ibrido di Bpm, lanciando l’allarme, e i risparmiatori l’hanno sottoscritto lo stesso. Inoltre dopo la crisi dei debiti sovrani è difficile dire che i Btp sono privi di rischio: manca il parametro.
Morale: sui derivati, secondo Consob, Mps doveva autotutelarsi. Non l’ha fatto? Fine dell’assioma «Il mercato sa regolarsi da sè». Del resto in Consob ormai la divisione pesante è la corporate governance, 50 persone: Opa, partecipazioni, regole di governo. È da qui che escono i due funzionari spediti all’assemblea Mps del 25 gennaio. In ogni caso, sono attesi oggi da Vegas sia l’amministratore delegato di Saipem, Umberto Vergine, sia i revisori di Ernst & Young per Mps, convocati dall’autorità che ha già sentito l’amministratore delegato Fabrizio Viola e gli ex revisori di Kpmg. E Consob sottolinea come il mercato avesse già tutti gli elementi per capire l’emergenza Mps dal 28 novembre, quando la banca emesse, su sua pressione, un comunicato nel quale precisava la perdita attesa sui derivati: almeno 500 milioni, lo stesso importo aggiuntivo richiesto in Monti Bond. Peccato che nessuno se ne sia accorto. «C’è un evidente deficit di tutela dei consumatori — dice Paolo Martinello di Altroconsumo —. Banca d’Italia e Consob non si vogliono pestare i piedi, così le truffe si scoprono, ma troppo tardi. Il caso Mps insegna che pur essendoci le ispezioni e le informazioni al mercato, i responsabili non sono emarginati per tempo. Bisogna inasprire le pene sui reati finanziari».
Per ora, il passo in più di Consob è il protocollo d’intesa del 14 gennaio con la Guardia di finanza per intensificare gli interventi comuni, ma la sensazione è che, alla fine, il risparmiatore la prima ondata di perdite la prenda comunque, se la trasparenza fra banca e banca su strumenti complessi e diffusi come i derivati sfugge alle regole.

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