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La task force di Colao e i malumori su ruolo e poteri: noi che ci stiamo a fare?

ROMA «Ma allora noi cosa ci stiamo a fare?». Tutti i componenti della task force per la fase 2, guidata da Vittorio Colao, hanno sottoscritto un obbligo di riservatezza. E ieri non c’è stata nemmeno la riunione in videoconferenza, che invece si terrà oggi alle 15. Ma ci sono stati diversi contatti tra gli esperti, anche a gruppi. E al di là delle questioni di merito da analizzare, il filo rosso di questi contatti è stata la sorpresa e lo stupore per la richiesta avanzata dalla Lombardia. A cosa serve un gruppo di esperti chiamato a dire la sua sui tempi e sui modi per la riapertura del Paese? Che senso ha studiare nuove proposte se, quando i lavori del gruppo di esperti sono ancora all’inizio, la regione più colpita dall’epidemia e più importante dal punto di vista economico ha già deciso quando e come riaprire? Sorpresa e stupore. Anche perché il sospetto è che l’annuncio di ieri sia arrivato proprio per non farsi indicare la strada dal governo, che dovrebbe recepire in tutto o in parte le raccomandazioni ancora in fase di elaborazione da parte della task force.

L’accelerazione della Lombardia, del resto, non è il primo episodio che rischia di far apparire fuori contesto e fuori sincrono il gruppo di esperti guidato dall’ex numero uno di Vodafone. Le regioni che avanzano in ordine sparso disegnando una fase 2 fai da te erano già state un primo motivo di disappunto. E adesso il disappunto rischia di trasformarsi in irritazione, anche se lo spirito di servizio con cui tutti hanno accettato l’incarico non farà trapelare nulla. Eppure. «Colao non ha certo bisogno di farsi vedere in tv o di uno strapuntino da sottosegretario. Se continua così, finirà che si tira indietro» dice un esponente di peso della maggioranza di governo. E del resto anche dalle parole di Nicola Zingaretti affiora una certa incertezza sul ruolo del gruppo di esperti: «È importante — scrive il segretario del Pd nel suo blog sull’Huffington Post — che la commissione Colao abbia un ruolo centrale e fattivo». Una difesa del manager bresciano, certo. Ma anche l’ammissione che il suo ruolo finora non è stato così centrale. E che potrebbe restare di secondo piano anche nei prossimi giorni, quelli decisivi.

Non è un mistero che la composizione originaria della task force dovesse essere più snella, otto componenti in tutto. E che, dicono nel Pd, sia stato proprio il premier Giuseppe Conte a volerla allargare per annacquarla un po’, per evitare che si trasformasse in un vero e proprio governo ombra. Ma ci sono anche altre contraddizioni. Tra i temi affrontati dalla commissione c’è anche la ripartenza della pubblica amministrazione, quando il ministero competente ha già emanato le direttive per la sua fase 2, con gli appuntamenti da prendere in anticipo per evitare assembramenti. Mentre manca un esperto di turismo, forse il settore più colpito in assoluto. Anche per questo a metà giornata, dalla commissione filtra una delle proposte allo studio, quella sullo scaglionamento degli orari di entrate e di uscita dal lavoro, che in realtà era già uscita due giorni fa. Insieme a quella per lo smart working obbligatorio nelle sedi al di sopra di un certo numero di dipendenti, sempre con l’obiettivo di alleggerire la congestione sui mezzi pubblici. Un segnale di vitalità. E una reazione all’assedio che c’è intorno.

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