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La Tasi? È una patrimoniale

Una «patrimoniale» senza se, e senza ma. È così che la Corte dei conti considera la Tasi (la tassa comunale sui servizi indivisibili) giacché, dichiara il presidente della sezione autonomie, Mario Falcucci, è evidente come la base imponibile sia «il valore catastale dell’immobile», mentre «il contribuente è, di fatto, quasi solo il proprietario».

Quindi, è vicina alla «vecchia» Imu. Eppure, premette in audizione nelle commissioni congiunte bilancio e finanze di Montecitorio (che esaminano il decreto legge 16/2014 sulle disposizioni urgenti in materia di finanza locale, nonché sulle misure volte a garantire la funzionalità dei servizi svolti nelle istituzioni scolastiche, cosiddetto «salva-Roma ter»), in origine le intenzioni erano differenti: la Tasi, infatti, «doveva essere una service tax che, come accade in altri paesi europei, incide sugli occupanti, e quindi anche sugli inquilini di immobili a uso abitativo sulla base di parametri di massima dei benefici derivanti dai servizi comunali, qual è la superficie dell’abitazione, tenendo conto dell’ampiezza e della composizione della famiglia occupante».

Ma non è l’unico «neo» che la magistratura contabile individua, poiché innanzitutto «il regime delle agevolazioni riguarda soltanto il 2014», una decisione che «produce incertezza sul sistema di finanziamento degli enti e provvisorietà» per i cittadini. Inoltre, secondo Falcucci, «a oltre quattro anni dall’avvio della riforma, il sistema di prelievo delle amministrazioni territoriali non appare ancora stabile», mentre con la revisione del catasto, prevista dalla delega fiscale (legge 23/2014) si profila si andranno «a rivoluzionare» le modalità di calcolo delle basi imponibili e «i rapporti tra contribuenti» e comuni. Infine, osserva il rappresentante della Corte, l’ampio margine di scelta attribuito alle amministrazioni locali «incide sull’accentuazione delle differenze» tributarie, e porta al «rischio di significative differenze territoriali nel prelievo a carico di famiglie e di imprese, pur in presenza di un uguale imponibile». Una questione che si ripropone anche sul fronte della riscossione: il ricorso obbligato alle gare richiede tempo e, secondo i giudici, può comportare l’affidamento della gestione della Tasi a un soggetto diverso da quello che riscuote l’Imu. «In questo modo, lo stesso comune finirebbe per pervenire ad una definizione della riscossione in ritardo rispetto alla scadenza delle prime rate, e per dover gestire i rapporti con due società diverse per la riscossione di due tributi che hanno basi imponibili e regole praticamente identiche».

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