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La Tasi alla prova delle comproprietà

In attesa che diventi realtà il piano del Governo per fondere Imu e Tasi in una “tassa unica”, i proprietari di immobili devono confrontarsi con le due imposte in vista dell’acconto Tasi di giovedì prossimo, 16 ottobre. Un problema che riguarda soprattutto gli edifici in comproprietà o per i quali i contribuenti si trovano in condizioni diverse. Si pensi, ad esempio, alla casa posseduta da due fratelli in cui risiede solo uno dei due:
il primo dei due contribuenti potrà considerare la casa come abitazione principale, e sulla propria quota di possesso pagherà la Tasi con l’aliquota e le eventuali detrazioni locali in somma piena, sempre che il Comune non abbia azzerato l’imposta (l’ha fatto circa il 10% dei sindaci) e sempre che la casa non si accatastata in una delle categorie di lusso A/1, A/8 e A/9, che pagano anche l’Imu (ma qui si tratta solo dello 0,2% delle abitazioni);
– il secondo comproprietario, invece, dovrà pagare sulla propria quota l’Imu con l’aliquota prevista per le case a disposizione. Ma potrebbe dover versare anche la Tasi, se il Comune – come capita in una città su due – applica la Tasi anche su questi immobili, fermo restando il limite massimo delle due aliquote sommate tra loro (10,6 per mille “ordinario” che può arrivare fino all’11,4 per mille se il Comune ha sfruttato tutti i margini d’aumento previsti dalla legge).
Attenzione anche alle date di versamento. L’acconto Imu è scaduto per tutti il 16 giugno scorso, e il saldo va pagato entro il 16 dicembre. Mentre l’acconto Tasi va pagato entro il 16 ottobre solo per gli immobili situati nei Comuni che non hanno deliberato le aliquote Tasi entro maggio e l’hanno fatto entro il 10 settembre, perché per i ritardatari la service tax va versata tutta a saldo entro il 16 dicembre.
I casi di comproprietà – o di altri diritti reali che coesistono su uno stesso immobile – sono molto più frequenti di quanto si possa pensare, come dimostrano anche le domande arrivate al Forum attivato sul sito del Sole 24 Ore. Non esiste un monitoraggio completo, ma per avere un’idea si può fare riferimento ai dati sui versamenti dell’Imu 2012, l’ultimo anno in cui l’abitazione principale è stata tassata in pieno. Su oltre 60 milioni di fabbricati, i contribuenti che hanno versato l’imposta comunale sugli immobili sono stati 25,8 milioni. Bisogna, però, considerare che 17,8 milioni di persone hanno pagato la tassa sulla prima casa e 15,3 milioni l’hanno versata su altri fabbricati, ai quali si aggiungono 700mila società ed enti non profit. L’incrocio di diritti e aliquote è tutto in questi numeri.
Alcune delle questioni che i proprietari devono affrontare in questi giorni si erano già poste con l’Imu negli ultimi due anni, o addirittura con l’Ici. È il caso, ad esempio, del diritto d’abitazione sulla casa familiare riconosciuto dal Codice civile al coniuge superstite. O, ancora, il caso dell’usufruttuario che paga le imposte anche se nell’abitazione risiede il titolare della nuda proprietà. Ma ci sono anche questioni inedite, come quella della “quota detentore”: il ministero dell’Economia ha chiarito che se un contribuente vive in un’abitazione principale in comproprietà, non deve pagare la Tasi in qualità occupante sulla parte di immobile che non possiede. Sul punto, però, ci sono anche Comuni che seguono un orientamento diverso.
La quota a carico del detentore, invece, deve essere versata quando c’è un comodato, che non è un diritto reale, ma che spesso è usato tra parenti stretti (in Italia quelli registrati sono più di 800mila). In questo caso il soggetto passivo della Tasi e dell’Imu resta il proprietario, ma il comodatario versa dal 10 al 30% della Tasi.

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