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La svolta tecnologica della Consob piace agli operatori del mercato

Sfruttare la tecnologia, in particolare l’intelligenza artificiale, per meglio tutelare il risparmio. È uno dei messaggi lanciati dal presidente della Consob Paolo Savona nella recente intervista rilasciata al Sole24ore. Un’indicazione che trova consenso tra gli operatori di mercato. «La sfida è da condividere – afferma Michele Calzolari, presidente di Assosim -. Bisogna gestire una rivoluzione che è ineludibile, evitando il rischio di subirla passivamente». «I mercati – fa da eco Gianluca Carnevale Garè, responsabile del business retail in Italia di Ram AI del gruppo Mediobanca – sono estremamente complessi. È fondamentale essere in grado di analizzare e comprendere, finanche all’istante, centinaia di variabili». Un’abilità che l’investitore persona-fisica è difficile possa acquisire completamente. «Anche perchè bisogna andare oltre le semplici analisi lineari. Con il che l’uso di sofisticate tecnologie, compresa l’intelligenza artificiale, è essenziale per gestire al meglio, e con più efficacia, il rapporto rischio-rendimento». «Ciò detto, però – tiene a sottolineare Calzolari -, devono sottolinearsi due aspetti». Vale a dire? «Il primo è che l’evoluzione tecnologica porta in sé la continua innovazione. Di conseguenza, ad esempio rispetto agli abusi di mercato, non è così semplice per le autorità di vigilanza stare al passo». Il secondo elemento, invece, «riguarda la necessità di evitare gli eccessi. Cioè: è fondamentale trovare il giusto equilibrio tra le esigenze di controllo e un mondo dell’innovazione finanziaria che non deve essere frenato nella sua crescita».

Fin qui le valutazioni degli operatori specializzati e degli intermediari. Non può dimenticarsi, tuttavia, che il risparmio gestito degli italiani è in grande parte in mano alle banche. Ebbene: gli istituti di credito, all’interno di un habitat dove ormai è sempre più dura la competizione dei big dell’hi-tech, considerano anch’essi l’innovazione un’arma fondamentale. «Le banche – sottolinea Giovanni Sabatini, Direttore generale dell’Abi – valutano positivamente le azioni che consentono il migliore utilizzo delle nuove tecnologie, in un quadro di certezza giuridica e di terreno competitivo livellato». In tal senso non va dimenticato che, attraverso AbiLab, a livello associativo sono state avviate diverse «attività nell’ambito dell’intelligenza artificiale oltre al progetto sulla Spunta interbancaria al fine di applicare la Dlt (Distributed ledger technology, ndr) ai processi interbancari» stessi. L’obiettivo? «Una maggiore visibilità delle informazioni, più velocità di esecuzione e la possibilità di verifiche direttamente sull’applicazione». Non solo. L’Associazione bancaria è poi impegnata nel combattere la criminalità informatica «promuovendo, insieme con la Banca d’Italia- ricorda sempre Sabatini -, il Certfin per prevenire e reagire tempestivamente agli attacchi informatici nel settore finanziario».

Le manipolazioni

Già, gli attacchi informatici. Quest’ultimi, a ben vedere, sono una tra le molteplici modalità attraverso cui possono essere realizzate le manipolazioni del mercato. Attività illecite che costituiscono, sempre secondo il Presidente della Consob, un altro importante ambito dove l’intelligenza artificiale (e l’innovazione hi-tech in senso lato) può dare il suo contributo.

Su questo fronte l’iper-tecnologizzazione dei listini ha dato vita ad un ambiente in cui gli algoritmi non così di rado vengono sfruttati per alterare le contrattazioni. Un esempio? Lo offrono gli High frequency trader. Per carità: non bisogna fare degli investitori ultraveloci il capro espiatorio. La maggiore parte svolgerà attività legittime. E, tuttavia, non è un caso che la direttiva Ue sul Market Abuse abbia individuato un elenco di operatività da vietare. Così, tra gli altri, può ricordarsi il “pinging”. Cioè: l’immissione, in un microsecondo, di migliaia di ordini (che non si vogliono eseguire) per indurre gli altri trader a reagire e svelare le proprie strategie. Oppure il “quote stuffing”, quando, sempre attraverso una raffica di offerte di compravendita, si congestiona il mercato, condizionando il comportamento delle controparti. Tutte attività, unitamente ad altre tipologie di manipolazioni (ad esempio via social network), che evidentemente dovranno sempre di più essere monitorare dal radar tecnologico dell’authority di vigilanza. «L’impegno previsto – afferma Enrico Malverti, presidente di Fintech4i – è positivo. Sfruttare l’Artificial intelligence e i big data al fine di contrastare gli abusi è una corretta strategia. Di là dalla valutazione generale, tuttavia, bisogna capire qual è l’entità degli investimenti messi in campo». In che senso? «Gli investitori che sfruttano sistemi quantitativi – risponde l’esperto di trading automatico -impiegano spesso grandi quantità di denari. È banale dire che, affinchè le “guardie” stiano al passo con i “ladri”, le prime devono potere disporre di mezzi adeguati. I quali richiedono importanti esborsi».

Nuove competenze

Ma non è solo questione di finanziamenti. Altro fronte essenziale, rispetto al quale la Consob ha peraltro previsto un particolare progetto, è quello della formazione delle nuove competenze. «In Italia – spiega Marco Giorgino, direttore scientifico dell’Osservatorio FinTech del PoliMi – il livello qualitativo dell’istruzione in questo settore è di prim’ordine. Purtroppo, però, scontiamo un gap quantitativo. La velocità con cui i nuovi laureati vengono formati è infatti inferiore a quella della domanda dell’industria finanziaria e non solo. C’è bisogno, insomma, di più data scientist. L’obiettivo deve essere quello di mettersi al passo con i Paesi esteri».

Vittorio Carlini

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