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La svolta soft di May: intesa con Corbyn per il divorzio dalla Ue

È la svolta clamorosa di Theresa May sulla Brexit, a dieci giorni dal ” No Deal”, l’uscita senza accordo dall’Ue con conseguenze potenzialmente gravissime per l’economia britannica. Dopo una maratona del suo consiglio dei ministri lunga ben sette ore, ieri pomeriggio la premier è tornata in diretta tv dopo il disastroso discorso populista di due mercoledì fa, ancora vestita di nero. Ma stavolta ha chiamato «all’unità nazionale per l’interesse nazionale » , perché il Regno Unito è « spaccato » e « così non si può andare avanti». È il May-day di May, che rinuncia a convinzioni e cocciutaggine: Londra chiederà all’Ue un ulteriore rinvio della scadenza del 12 aprile per evitare il ” No Deal”; la premier inizierà, appena possibile, un dialogo con l’odiato leader dell’opposizione Jeremy Corbyn (che si è detto felice di lavorare con May) per trovare una soluzione comune sulla Brexit; e, terzo, se questa strada sarà fruttuosa, si andrà verso una Brexit soft, cioè morbida, moderata. Una scelta che farà imbufalire la falange euroscettica del suo governo e del suo partito.
Ma Theresa May ieri aveva capito di essere finita nell’ennesimo vicolo cieco del labirinto della Brexit, forse quello politicamente fatale. E così è passata all’azione, mettendosi però nelle mani di Corbyn. Ora il leader Labour potrà costringere la premier all’unione doganale Ue — il suo piano preferito, che a Bruxelles piace molto perché risolverebbe pure la questione del confine irlandese — da portare al prossimo Consiglio europeo straordinario del 10 aprile. Una soluzione, questa, esecrata da buona parte del governo May e del partito conservatore, che così potrebbero dilaniarsi. I colloqui, in ogni caso, inizieranno il «prima possibile», dicono da Downing Street. Se andranno male, si andrà di nuovo a sondare il Parlamento sui singoli piani.
Ma l’Ue accetterà un rinvio? Se un piano bipartisan passasse in Parlamento a Londra entro il 10 aprile, non ci sarebbero problemi. Ma se May quel giorno andasse a Bruxelles con un pugno di mosche in mano, allora la linea dura Barnier- Macron (che ieri ha parlato di Ue «ostaggio») si scontrerebbe con le posizioni più morbide di Merkel e Tusk ( che invece invoca « pazienza » ). Fonti di Downing Street fanno capire che May, anche se ieri ha parlato di estensione « più breve possibile», potrebbe in realtà chiedere all’Ue un rinvio lungo ( di almeno 9 mesi) che però si interromperebbe appena ci sarà un accordo approvato dal Parlamento di Londra. E anche se dopo il 12 aprile bisogna organizzare per forza le temutissime (e qui per molti umilianti) elezioni europee, il governo è convinto di approvare un piano entro il 22 maggio ( data limite) per poi pagare una sanzione e annullare la sua partecipazione al voto Ue. Insomma, un caos senza fine. «Ora basta divisioni. Possiamo e dobbiamo trovare un compromesso » , ha ribadito May. Altrimenti, si aggira sempre il No Deal. Anche perché, dopo un asse May- Corbyn, i brexiters conservatori potrebbero fare ostruzionismo e spingere il Paese nello strapiombo dell’uscita senza accordo.

Antonello Guerrera

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