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La svolta soft di Bruxelles verso il sì alla nostra Finanziaria no di Juncker a nuove richieste

Si va verso il via libera europeo alla manovra del governo Renzi. Il grande giorno per l’economia dell’Unione sarà lunedì, quando la Commissione guidata da Juncker emetterà le opinioni sulle Finanziarie dei Paesi dell’eurozona e approverà il piano di investimenti da 300 miliardi, oltre a un documento sul funzionamento della governance della moneta unica e il “Growth annual survey”, il rapporto sulle priorità economiche dell’Unione per il 2015. Messo insieme, il pacchetto potrebbe segnare una svolta nella gestione dell’economia da parte di Bruxelles. Se non si esclude che vengano messi nero su bianco anche alcuni elementi della flessibilità, in molti ai aspettano che il big bang di lunedì possa riequilibrare il rapporto tra falchi del rigore e colombe.
Dell’intero pacchetto destinata a fare notizia, almeno in Italia, è l’opinione sulla legge di Stabilità. A fine ottobre non era stata rimandata al mittente grazie ad un accordo tra Renzi e la Commissione con il quale il governo ha corretto il deficit strutturale solo di 0,2 punti decimali. Ora arriva il giudizio definitivo. Inizialmente a Bruxelles circolava l’ipotesi di chiedere una ulteriore correzione dello stesso importo, circa 3,3 miliardi, accompagnata da un early warning sul debito, il primo passo di una procedura di infrazione che avrebbe potuto commissariare l’Italia e tracciare un percorso di risanamento socialmente e politicamente esplosivo. Almeno questa era la linea dei due vicepresidenti della Commissione, Katainen e Dombrovskis. Ma il presidente Juncker, insieme al suo vice di maggior peso, l’olandese Timmermans, ha avocato a sé tutti i dossier e al momento sembra prevalere una linea più morbida.
La stessa che Juncker ha fatto intuire a Renzi nella bilaterale a margine del G20 di Brisbane: nessuna bocciatura e nessun early warning , ma un via libera condizionato. Non a caso ieri Padoan diceva: «Mi aspetto che sarà riconosciuto lo sforzo qualitativo sul bilancio e sulle riforme». L’opinione della Commissione sulla manovra dovrebbe limitarsi a contenere una serie di raccomandazioni che picchieranno sulla necessità di portare a termine le riforme e sui rischi legati al deficit e al debito, ma niente di vincolante. In pratica si dovrebbe rinviare tutto a marzo, quando Bruxelles pubblicherà le nuove previsioni economiche e tirerà le somme: sarà allora che si deciderà se procedere o meno contro l’Italia. Questo lo scenario anche se, avvertono fonti Ue, fino a lunedì nulla può essere dato per scontato: «Dobbiamo trovare un equilibrio tra tutti i giudizi, ad esempio tra quello sull’Italia e quello sulla Francia, e tra le avverse condizioni economiche e la credibilità delle regole, ma andiamo verso un’interpretazione flessib ile», confermava ieri un commissario di peso parlando a taccuini chiusi. Dunque per l’Italia si va verso il via libera. Non solo perché Juncker è indebolito dallo scandalo Lux-Leaks, ma anche perché i bilanci nazionali saranno esaminati nel 2015 alla luce del nuovo pacchetto di regole in preparazione.
Ecco perché saranno fondamentali gli altri documenti che Bruxelles sfornerà lunedì, al momento ancora in fase di gestazione, come testimonia l’eccezionale maratona alla quale saranno sottoposti nel fine settimana i capi di gabinetto dei 28 commissari Ue chiamati a finalizzare l’intero pacchetto. Nel quale il piano da 300 miliardi per rilanciare l’economia avrà un ruolo fondamentale. Non ci sarà denaro fresco dai governi, ma qualche decina di miliardi proveniente dal bilancio dell’Unione che ricapitalizzeranno la Banca europea degli Investimenti che a sua volta con l’emissione di project bonds li moltiplicherà.
Centrale sarà anche il ruolo dei privati, che dovranno co-finanziare i progetti scelti da Bruxelles tra una rosa di proposte che i governi dovranno selezionare entro dicembre. I 300 miliardi verranno indirizzati in questi settori chiave: innovazione ed economia digitale, energia e trasporti, educazione, salute, ambiente, servizi urbani e risorse naturali. Infine il rapporto sul funzionamento della zona euro, premessa di un lavoro più ampio al quale parteciperà anche Draghi che Juncker porterà al summit europeo di dicembre.
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