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La svolta nell’assetto Saipem: il Fondo Strategico al 12,5%

Dopo 58 anni il divorzio. Saipem si separa dall’Eni ma resta sotto l’ombrello pubblico, perché il secondo azionista forte, dietro al Cane a sei zampe, sarà il Fondo strategico italiano (Fsi), che fa capo alla Cassa depositi e prestiti. Eni cede il 12,5% del suo 42,9% a prezzo di mercato, all’interno di una forchetta compresa tra 8,83 e 7,40 ad azione, restando quindi al momento con il 30,4%. Eni e Fsi, che stringeranno un patto parasociale che durerà tre anni, si impegnano a sottoscrivere l’aumento di capitale che sarà effettuato nel primo trimestre 2016. L’accordo, raggiunto in tarda serata, è arrivato al termine dei tre consigli che si sono riuniti ieri: quello di Saipem a Londra, di Eni e Cdp-Fsi a Milano.
I conti dei primi nove mesi approvati ieri mostrano il forte impatto delle svalutazioni annunciate con la semestrale, con una perdita netta di 866 milioni. Nel trimestre il risultato netto è invece a 54 milioni, i ricavi sono calati del 12,5% a 3,072 miliardi mentre il risultato operativo è stabile a 150 milioni: numeri «incoraggianti» per l’amministratore delegato Stefano Cao. Il debito è salito a 5,7 miliardi (al 30 settembre 2015).
L’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, già a luglio 2014 aveva manifestato l’intenzione di valorizzare la quota in Saipem e di deconsolidare il debito tutto in carico alla casa madre. Una zavorra per il colosso energetico. E la scelta ad aprile di mettere Cao alla guida di Saipem, già amministratore delegato della società di ingegneristica dal 1996 al 2000, nasceva con l’obiettivo di creare le condizioni per rendere la controllata in grado di camminare da sola. Nel piano strategico del marzo scorso l’Eni aveva solo accantonato l’ipotesi di cedere Saipem in attesa di uscire dalle secche del crollo del prezzo del petrolio.
Fsi metterà sul tavolo oltre un miliardo tra azioni e adesione per la propria quota all’aumento di capitale, che sarà di 3,5 miliardi. Aumento di capitale e rifinanziamento del debito, a cui sta lavorando un pool di banche italiane e straniere, sono strettamente legati. Saipem ed Eni hanno anche sottoscritto un accordo per disciplinare il rimborso integrale del debito della controllata verso il Cane a sei zampe.

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