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La svolta fintech riporta in utile Banca Progetto

Transform 2020. Con un mix tra fintech e tradizionale credito a imprese e privati, in poco più di un anno Banca Progetto ha completato il turnaround, raddoppiato il totale attivo ed è tornata a fare profitti: il 2020 si è chiuso con un utile netto di 12 milioni di euro (senza considerare effetti economici positivi per ulteriori 9 milioni legati a imposte anticipate) dopo il “rosso” di 7 milioni nel 2019. «Ora l’obiettivo per il 2021 è almeno di raddoppiare gli utili – spiega l’amministratore delegato di Banca Progetto Paolo Fiorentino, banchiere di lungo corso in UniCredit di cui è stato deputy ceo – continuando a crescere nel credito alle Pmi e, sul versante retail, nella cessione del quinto. Lo faremo anche con il lancio di nuovi servizi digitali, tra cui il progetto di instant lending che abbiamo annunciato pochi giorni fa in partnership con Fabrick e Faire, e puntiamo a entrare anche nel business della gestione dei crediti fiscali delle Pmi, che per noi ha zero assorbimento di capitale».

Arrivato da meno di due anni alla guida di Banca Progetto, che è nata nel 2015 dal riassetto della Banca Popolare Lecchese a seguito dell’acquisto da parte del fondo californiano Oaktree Capital, Fiorentino ha ridisegnato il profilo strategico della banca traghettandola nell’era del fintech: l’infrastruttura di Banca Progetto è migrata sul cloud, grazie a un accordo con Amazon, e sono state siglate una serie di partnership come quella con Modefinance che, attraverso l’intelligenza artificiale, fornisce servizi in tempo reale di rating e scoring per il credito alle piccole e medie imprese.

La trasformazione digitale ha permesso a Banca Progetto di ridurre i costi fissi e di rendere più rapidi i processi di funzionamento della banca e di interazione con i clienti. «Ma per scelta strategica non siamo una banca fully digital – spiega Fiorentino – perché, pur operando senza filiali fisiche, copriamo tutto il territorio con 150 nostri banker e consulenti che parlano di persona con il mondo dei piccoli e medi imprenditori. Credo che questo tipo di rapporto resti fondamentale». Alla rete distributiva esterna, si aggiungono i dipendenti del gruppo che negli ultimi anni sono risaliti da 70 a 120 professionisti. «Continueremo ad assumere e ad ampliare un team coeso e motivato, mi fa molto piacere che per il secondo anno consecutivo Great Place to Work Italia abbia certificato Banca Progetto come eccellente luogo di lavoro».

Il rapporto cost/income, che era al 100% nel 2019, è sceso al 65% e l’obiettivo per fine 2021 – grazie al previsto sensibile incremento dei ricavi – è atteso in netto calo al 40%. L’aumento dei ricavi derivanti dall’erogazione del credito, in virtù della collaborazione con il Fondo di Garanzia di Mcc e dei prestiti Sace, ha mantenuto su livelli più bassi del sistema il costo del rischio che si è attestato allo 0,4%. In forte crescita a fine 2020 anche la solidità patrimoniale, con un rapporto Cet1 del 20%, e la redditività (Roe al 18%).

I dati di dettaglio del bilancio 2020 evidenziano che le erogazioni alle imprese hanno raggiunto quota 1,1 miliardi di euro, valore più che raddoppiato rispetto al primo semestre del 2020 (400 milioni) e all’intero 2019 (254 milioni). In particolare per quanto riguarda la clientela privata, nel corso del 2020 i finanziamenti erogati con la cessione del quinto sono stati pari a 230 milioni di euro, in crescita del 5% rispetto all’anno precedente, a fronte di una contrazione media degli impeghi di mercato pari al 9%. Inoltre la raccolta totale a fine 2020 si è attestata a circa euro 1,4 miliardi, sommando quella da clientela retail, che conta oltre 25.000 clienti in Italia, Germania, Spagna e Olanda che possono beneficiare di un servizio totalmente digitale di Raisin e quella da clientela corporate/financials.

L’azionista di Progetto è un fondo di private equity. Esiste già un piano di Ipo in Borsa per Banca Progetto? «La banca è in grado di autogenerare le risorse per la crescita, per ora non servono capitali – spiega Fiorentino – l’obiettivo è sviluppare le nostre attività, con un potenziamento della banca digitale, e valutiamo se esportare il nostro modello in alcuni mercati esteri, a partire dalla Spagna. Il dossier di un’eventuale Ipo possa diventare di attualità nel 2023».

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