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La svolta di Siena Fondazione Mps andrà sotto il 50%

di Federico De Rosa

MILANO — A Palazzo Sansedoni hanno cercato di resistere fino all'ultimo. Di prendere tempo. Ma la rete di sicurezza delle banche italiane non si è aperta e così ieri la Fondazione Montepaschi ha rotto gli indugi decidendo di mettere in vendita fino al 15% di Banca Mps. Di infrangere, insomma, il tabù della maggioranza assoluta dei voti a Rocca Salimbeni, dove l'ente guidato da Gabriello Mancini scenderà a circa il 33% così da far fronte ai debiti accumulati per mantenere la presa sulla banca.
La storica decisione — la Fondazione era l'unica ad aver ancora la maggioranza assoluta nella banca conferitaria — è stata presa ieri dalla deputazione amministratrice di Palazzo Sansedoni in vista dell'appuntamento con le banche creditrici, alle quali oggi Mancini deve presentare un piano di ribilanciamento del debito (1 miliardo circa) messo a punto con la consulenza di Rothschild. Alle banche creditrici, tuttavia, non basterà un generico annuncio di disponibilità a vendere «a controparti strategiche», come ha dichiarato la stessa Fondazione in un comunicato. Mancini dovrà fare qualcosa in più e la sensazione è che una trattativa in realtà sia già in piedi. È questo che si aspettano le banche dal presidente della Fondazione. Sull'identità del compratore sono girate molte voci. Clessidra ha studiato il dossier e avrebbe avuto più di un pourparler con Palazzo Sansedoni. Si è parlato di Apax e Kkr. E ieri, a sorpresa, è spuntato anche il fondo Equinox di Salvatore Mancuso. La Fondazione ha spiegato che «l'operazione verrà impostata ed eseguita nei tempi tecnici opportuni per ottimizzare la valenza economica e strategica». Di tempo, tuttavia, Mancini non ne ha molto. Lo standstill concesso dalle banche creditrici scade infatti tra un mese e questo è un vantaggio per il compratore. Secondo alcune voci il nodo non sarebbe tanto il prezzo quanto i poteri di governance legati al pacchetto di azioni Mps. In poche parole: chi compra vuole contare dentro la banca. Va tenuto presente che quasi in coincidenza con la scadenza dello standstill scade anche il Consiglio del Monte. L'occasione per fare spazio ai nuovi soci quindi ci sarebbe.
Dalla vendita del pacchetto, Mancini conta di ricavare 400-450 milioni di euro, con i quali dimezzerebbe l'indebitamento e parallelamente libererebbe le azioni Mps oggi in pegno alle banche. Titoli che secondo lo schema su cui ha lavorato la Fondazione potrebbero essere messe a garanzia per ottenere un nuovo finanziamento bancario con il quale liquidare il residuo indebitamento.
È la pista che Mancini ha già tentato di percorre nelle ultime settimane chiedendo a Mediobanca, Unicredit e Intesa un finanziamento da 900 milioni con cui liquidare le banche creditrici, guadagnare tempo e gestire con tranquillità la vendita di asset. Ma la trattativa non si è concretizzata. Se l'importo scendesse tuttavia a 450 milioni, con accanto un pacchetto di azioni Mps da mettere a garanzia, le cose potrebbero cambiare.
 

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