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La svolta di Francoforte

Con un pacchetto in quattro mosse, la Banca centrale europea ha cercato di rispondere ieri al nuovo peggioramento dell’inflazione e della crescita nell’eurozona e alla paralisi del credito all’economia reale di diversi Paesi.
Una combinazione di misure che il presidente della Bce, Mario Draghi, ha definito «significativa», ma che al tempo stesso non esclude ulteriori interventi, «se ce ne sarà la necessità». «Non abbiamo finito», ha affermato Draghi, mantenendo esplicitamente aperta la porta a uno stimolo quantitativo (Qe), già adottato da altre banche centrali e che è l’ultima grande arma inutilizzata nell’arsenale dell’Eurotower. La maggior parte degli osservatori di mercato ritiene che le decisioni di ieri, prese all’unanimità dal consiglio, allontanino per ora questa possibilità, ma potrebbero rivelarsi non risolutive.
«Siamo fiduciosi», ha detto Draghi, che le misure annunciate riportino l’inflazione verso l’obiettivo di stare più vicina al 2%. A maggio, il dato dell’eurozona è sceso allo 0,5%. Gli economisti della Bce hanno rivisto al ribasso le proiezioni per quest’anno allo 0,7% (dall’1% previsto a marzo) e all’1,1% e all’1,4% rispettivamente per i prossimi due anni. Le stime di crescita per il 2014 sono state abbassate dall’1,2% all’1%, ma sono state alzate quelle relative al 2015, dall’1,5 all’1,7%. Complessivamente, il quadro non descrive un peggioramento tale da giustificare, almeno per ora, interventi più radicali come l’acquisto di titoli pubblici, che resta uno strumento politicamente spinoso e tecnicamente complesso in Europa. Tuttavia, il consiglio ha ribadito di essere unanime nel possibile uso anche di misure non convenzionali se l’inflazione restasse bassa troppo a lungo.
Il consiglio ha varato ieri un pacchetto che ha ricalcato le attese della vigilia, ma con qualche elemento che ha consentito di soddisfare, almeno in prima battuta, le aspettative create da Draghi con le sue dichiarazioni del mese scorso. Gli effetti si vedranno in 3-4 trimestri, ha detto il banchiere centrale italiano.
La parte più scontata è stata probabilmente il taglio dei tassi, di 10 punti base. Per la prima volta una grande banca centrale ha portato i tassi sui depositi delle banche in territorio negativo, una strada già battuta in Scandinavia e in Svizzera con risultati alterni. L’obiettivo è di indurre le banche a non lasciare i fondi in parcheggio alla Bce, facendo loro pagare il deposito, oltre che di favorire un ribasso dell’euro. In conferenza stampa, Draghi ha insitito meno sul cambio che nel recente passato. Inoltre, una piccola modifica alle indicazioni sul futiro andamento dei tassi (la Bce sostiene ora che resteranno a lungo ai livelli attuali, ma non più che scenderanno) e le parole del presidente secondo cui i tassi hanno nei fatti raggiunto un pavimento possono vanificare l’effetto ribassista sul cambio, alla cui forza la Bce attribuisce la fase più recente della disinflazione.
L’elemento chiave dell’annuncio di ieri è tuttavia il tentativo di riattivazione del credito, calato del 2,7% anche ad aprile e molto carente nel sud Europa e in particolare per piccole e medie imprese, attraverso una fornitura di liquidità, in base alla quale le banche potranno richiedere alla Bce, a condizioni molto vantaggiose, fondi a 4 anni, a patto che si impegnino a impiegarli nel settore privato, imprese e famiglie, per un ammontare massimo di 400 miliardi di euro. È stato battezzato Tltro (Targeted long-term refinancing operation), si svolgerà in due fasi a settembre e dicembre 2014 e successivamente, per ammontari addizionali, ogni trimestre fino a metà 2016. Si tratta di vedere se le banche, che per il momento stanno rimborsando liquidità alla Bce, chiederanno i fondi e rispetteranno l’impegno di prestarli all’economia reale. Lo schema è simile a quello già adottato dalla Banca d’Inghilterra, ma con l’esclusione dei mutui per la casa, che oltre Manica hanno favorito un boom immobiliare eccessivo.
Le altre due mosse riguardano l’acquisto, in prospettiva, di titoli cartolarizzati (Abs), una volta che le emissioni abbiano raggiunto standard di semplicità e trasparenza (anche questo dovrebbe servire a favorire il credito a imprese e famiglie) e l’ampliamento della liquidità, tra l’altro con aste a tasso fisso a piena aggiudicazione fino a metà 2016.
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