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La svolta di Camusso: firmiamo

di Antonella Baccaro

ROMA— Cgil a un passo dall’accordo interconfederale sui contratti e la rappresentanza. Ieri il segretario generale, Susanna Camusso, ha chiesto al suo direttivo il «mandato a proseguire il confronto e, nel caso ci fossero le condizioni, a chiudere l’accordo» . Contraria, come previsto, la Fiom, il sindacato Cgil dei metalmeccanici. L’appuntamento è per oggi, alle 15, in via Veneto dove Confindustria e sindacati proveranno a dare la stretta finale con l’ulteriore risultato di ricompattare le tre sigle: Cgil, Cisl e Uil. Ieri pomeriggio, alla vigilia del direttivo della Cgil, la Fiat ha diffuso una nota sintetica auspicando che «le trattative in corso possano portare ad un accordo che, garantendo un sistema di relazioni industriali più coerente con le esigenze della competizione mondiale, assicuri la piena operatività degli accordi già raggiunti per gli stabilimenti di Pomigliano d’Arco, Mirafiori e Grugliasco» . In sostanza l’azienda manda a dire che considererà l’accordo sufficiente a non uscire dal sistema confindustriale solo se conterrà in maniera chiara il principio della derogabilità al contratto nazionale. È questo infatti per Fiat l’unico modo di garantire gli accordi già conclusi. Particolare che non è sfuggito al ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che sul punto, venerdì scorso, ha già fornito rassicurazioni. L’accordo, secondo indiscrezioni, non conterrebbe la parola «derogabilità» ma il termine «adattabilità» riferito a alcune parti del contratto nazionale, secondo una griglia prestabilita da concordare. Per quel che riguarda la rappresentanza, si dovrebbe procedere lungo le linee individuate con l’accordo unitario del 2008, secondo cui il peso di ciascun sindacato sarà dato dal mix tra iscritti, certificati dall’Inps, e i voti ricevuti nelle Rsu (rappresentanze sindacali unitarie) da tutti i lavoratori. Così, per validare un accordo, sarà sufficiente che le Rsu firmatarie rappresentino il 50%più uno dei lavoratori, senza la necessità di alcun passaggio referendario. Consultazione che invece sarà obbligatoria nel caso che a stipulare un accordo siano le sole Rsa (rappresentanze sindacali aziendali), che non sono elette da tutti i lavoratori ma dai soli iscritti al sindacato. Anche in questo caso è necessario il 50%più uno degli aventi diritto al voto. Validato in questo modo, l’accordo varrà nei confronti di tutti i lavoratori. Ma il leader della Fiom, Maurizio Landini, non ci sta. Ieri alla Camusso ha detto «no» a un mandato «a scatola chiusa» per un accordo gestito con «troppa fretta» e che andrebbe contro «la volontà di democrazia che sta emergendo nelle fabbriche e dallo scenario politico» . Con lui anche Giorgio Cremaschi e Gianni Rinaldini della minoranza Cgil.

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