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La svolta della web tax, primo sì «Patto con il Fisco o i controlli»

Primo via libera del Parlamento italiano, con il parere favorevole del governo, ed un voto bipartisan, alla tassa «provvisoria» sui giganti del web. In attesa di definire un piano strutturale per la tassazione dei loro profitti nell’ambito dell’Ocse e del G7, l’Italia anticipa i tempi e propone alle multinazionali dell’economia digitale un accordo con il fisco sulle future tasse da pagare. E uno sconto sulle sanzioni per quelle non versate finora.

Lo prevede l’emendamento approvato ieri dalla Commissione Bilancio della Camera, proposto dal Pd Francesco Boccia, e appoggiato da Ap e Mdp nella maggioranza, ma anche da FI, Di, FdI, Si, Possibile, Cor, all’opposizione, e sul quale si sono astenuti i deputati della Lega, del M5S e di Sc-Ala. I giganti del web di solito stabiliscono la sede sociale in paesi a fiscalità previlegiata, dove pagano le tasse anche per gli affari conclusi, online, in altre zone del mondo. Il fisco italiano, però, sta avendo successo nel contestare loro una «stabile organizzazione» nel nostro Paese, e dunque il pagamento delle imposte sugli affari conclusi in Italia. Come ha fatto con Google, con uno schema che la proposta Boccia rende strutturale. Le multinazionali del web potranno chiedere all’Agenzia delle Entrate la «valutazione di sussistenza dei requisiti che configurano la stabile organizzazione», prima che questa venga contestata. Se quei requisiti esistono, e dunque c’è la stabile organizzazione, queste imprese potranno accedere al «regime dell’adempimento collaborativo», potranno cioè definire le imposte da pagare insieme al fisco. E avere uno sconto sul passato, pagando tutte le tasse sulle annualità accertabili, ma con sanzioni dimezzate e l’esclusione dei profili penali.

Secondo Boccia «l’approvazione della web tax transitoria rende non più rinviabile la discussione in sede Ue sulla stabile organizzazione, così definita da una normativa comunitaria, scelta figlia di un tempo in cui la diffusione di Internet era ancora agli albori. Con questa norma diciamo alle imprese multinazionali di credere nell’Italia, dichiarandosi stabile organizzazione». Per Boccia la web tax potrebbe portare un miliardo di gettito, che sarebbe destinato ai non autosufficienti e alla riduzione delle imposte, già nel 2017. Secondo l’Ufficio Parlamentare di bilancio esistono margini di aumento del prelievo, visto che ad esempio per Facebook le tasse pagate sugli utili in Italia ammontano al 18% contro un’aliquota effettiva del 31,4%. Critico è invece Enrico Zanetti, di Sc-Ala, secondo il quale la web tax così definita è solo «una gioiosa voluntary disclosure sulle attività italiane».

La Commissione ha approvato anche un emendamento per la cessione alle banche del credito d’imposta sulle ristrutturazioni dei condomini, per favorire gli incapienti. Il ministro Carlo Calenda ha invece annunciato una proposta per rafforzare i poteri pubblici in caso di acquisizione straniere di imprese tecnologiche.

Mario Sensini

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