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La svolta della Bce sui prezzi: inflazione, obiettivo da rivedere

La Banca centrale europea è pronta a rivedere il proprio obiettivo sui prezzi, in linea col cambio di rotta della Federal Reserve americana. Il target dell’inflazione era stato fissato nel 2003 «su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio periodo». «Era un obiettivo adeguato ad anni in cui la Bce — ha spiegato la presidente Christine Lagarde — stava cercando di affermare la propria credibilità e un’inflazione troppo alta era la principale preoccupazione». Ora, invece, «nella situazione attuale di bassa inflazione, le preoccupazioni sono diverse e questo deve riflettersi nel nostro obiettivo sui prezzi». Complice la crisi sanitaria, sono diversi mesi che l’inflazione nell’Eurozona viaggia sullo zero, due punti percentuali sotto il 2003.

L’Eurotower apre quindi a cambiamenti significativi. Nel suo intervento — alla conferenza «The ECB and its watchers» a Francoforte — Lagarde ha evocato la possibilità di mettere in discussione il periodo temporale di medio termine su cui viene osservata la stabilità dei prezzi, l’eventualità di dare maggior peso all’inflazione media e una possibile revisione dei parametri utilizzati. Anche se l’indice armonizzato dei prezzi al consumo ha funzionato bene — ha detto la presidente della Bce — per averne una migliore rappresentazione nel medio termine «dobbiamo integrare la nostra analisi guardando a misure d’inflazione più cicliche e meno volatili, come quella sottostante», depurata da prezzi ad alta fluttuazione.

Lagarde ha poi rivendicato l’efficacia del programma di allentamento monetario della Bce: «Senza gli acquisti di attività su larga scala dal 2015 — ha spiegato — il nostro tasso sui depositi sarebbe dovuto scendere a circa -2% per ottenere lo stesso percorso di inflazione che abbiamo osservato». Quindi sia la politica monetaria sia quella di bilancio «devono rimanere espansive per tutto il tempo necessario». Questo allineamento «solleva domande importanti che diverranno più acute dopo la pandemia», in particolare la direzione da prendere «di fronte a livelli di debito pubblico che forse saranno permanentemente più alti».

Tra le varie opzioni, nell’ambito della revisione strategica, Francoforte potrebbe includere gli acquisti di titoli fra gli strumenti convenzionali di politica monetaria. Ma per il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, gli acquisti su larga scala «rischiano di confondere i confini fra politica monetaria e politica di bilancio» e c’è poi il pericolo di «invischiare la Bce con la politica».

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