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La svolta della Bce l’inflazione in crescita può aiutare l’economia

La Bce potrebbe far cadere il suo tabù più grande: consentire all’inflazione di salire temporaneamente sopra il 2% senza reagire subito con un aumento dei tassi di interesse. La discussione, a Francoforte, è appena iniziata. E nessuna decisione è stata ancora presa. Ma, senza dirlo, è palese che si tratti di una riflessione accelerata dalla svolta già annunciata, nella stessa direzione, dalla Federal Reserve. «La promessa di una inflation overshooting aumenta le aspettative di inflazione e abbassa i tassi di interesse». Le parole di ieri di Christine Lagarde sono una novità importante. E anche se la revisione degli obiettivi della Bce è agli esordi e andrà avanti per mesi, la presidente lascia capire che l’abbattimento del totem dell’inflazione “al di sotto o vicino” al 2 per cento è percorribile: «Se credibile, è una decisione che può rafforzare la capacità della politica monetaria di stabilizzare l’economia», ha aggiunto.
Quello di un’inflazione “al di sotto o vicino” all’obiettivo statutario è il rosario della Bce, la manciata di parole che accompagnano l’obiettivo unico dei guardiani dell’euro, la formula recitata migliaia di volte da chiunque abbia occupato la poltrona più alta di Francoforte. E che nasconde anche un’impronta “tedesca”, asimmetrica del mandato: mantenere bassi i prezzi e reagire immediatamente, se il loro ritmo schizza oltre il 2%. Ed essere molto meno reattivi se i prezzi rallentano. «Nell’attuale contesto di bassa inflazione le preoccupazioni che affrontiamo sono diverse» rispetto al passato, ha sottolineato Lagarde, «e questo deve essere riflesso nel nostro obiettivo di inflazione».
Quello del “vicino o al di sotto del 2 per cento” è uno schema vecchio, che appartiene a un mondo tramontato da vent’anni, il mondo dell’inflazione alta e dei tassi di interessi alti. Un mondo pre-euro, pre-Bce, messo in discussione dalla Grande crisi, dalla globalizzazione; definitivamente sepolto dallo spettro di una deflazione causata dalla pandemia peggiore da un secolo. Da vent’anni l’inflazione è sempre più lenta. E ieri Christine Lagarde, sull’onda della Fed, ha detto pubblicamente che quella formula potrebbe sparire. Se i prezzi schizzeranno al di sopra del 2%, la Bce lo potrebbe tollerare senza reagire immediatamente.
Scontata la reazione del governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, che ha invitato la Bce a considerare attentamente ogni cambiamento del mandato. Lo spettro dell’iperinflazione continua a turbare i sonni dei tedeschi da ormai un secolo. E in Germania, in queste settimane, si assiste a un surreale dibattito tra economisti ordoliberali che lanciano l’allarme su una fantomatica inflazione che potrebbe ripartire al galoppo, con la ripresa economica. Non è successo negli ultimi quindici anni e dopo le ultime due recessioni globali, e non si capisce bene perché dovrebbe avvenire ora. Ma tant’è.
Il governatore tedesco è anche tornato a criticare gli ingenti acquisti di bond ampliati dal board dei banchieri centrali durante la pandemia. Secondo Weidmann si rischia di sfociare dalla politica monetaria alla politica fiscale. Vietatissima, per i banchieri centrali. «La nostra indipendenza – ha detto – potrebbe essere messa in discussione, e anche a ragione», ha concluso. Tanto che in questi ultimi mesi i membri più ortodossi della Bce hanno avanzato il dubbio, a volte il desiderio, che il programma di acquisti da 1.350 miliardi non venga sfruttato appieno.
Ma è stata la stessa Lagarde a rispondere ai “falchi”, su questo: «Nello scenario attuale sia la politica monetaria che quella fiscale devono rimanere espansive per tutto il tempo necessario a raggiungere i rispettivi obiettivi». E Fabio Panetta, membro italiano del board, ha fatto notare che il rischio per la Bce di immettere troppo stimolo sui mercati è meno forte di quello che i guardiani dell’euro, in questa fase di enormi incertezze, siano “troppo timidi”.
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