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La svolta dei budget Ue: meno rigore e più crescita

Meno austerity, più welfare e investimenti. Mentre è in via di definizione la Legge di Stabilità italiana con l’incognità dei margini di flessibilità, dopo anni con la cinghia tirata i budget 2016 di Spagna, Germania e Francia provano a cambiare rotta per rilanciare la crescita. Non solo. Sull’ipotesi di una riduzione delle imposte Roma non è isolata: anche a Parigi e Madrid è allo studio una sforbiciata. «Lo stato di emergenza è finito – spiega Cinzia Alcidi, responsabile della divisione di politica economica del Ceps – e i duri sacrifici, insieme ai segnali di ripresa hanno garantito un dividendo che i Paesi intendono utilizzare, con intensità e misure diverse. Il baricentro si sposta dal rigore alla crescita». I testi dovranno essere trasmessi alla Commissione Ue entro il 15 ottobre per l’esame preventivo, ma i tre big sembrano accogliere solo in parte le raccomandazioni di Bruxelles approvate dal Consiglio Ecofin di luglio.
Il laboratorio della nuova tendenza sarà la Spagna, con un occhio anche alle elezioni di fine anno. Il governo di Madrid, che all’inizio di luglio ha approvato la bozza di budget per il prossimo anno, dice addio alla spending review. La spesa pubblica ricomincerà, infatti, a salire, con un timido aumento degli stipendi della Pa (+1%), ridotti nel 2010 e congelati per quattro anni. E cresceranno anche le risorse per i ministeri (+2,6%) così come i trasferimenti alle regioni (di ben 8 miliardi). La priorità andrà alla spesa sociale che dovrebbe aumentare del 3,8% il prossimo anno e alle politiche attive per curare la piaga della disoccupazione al 22 per cento. Ma sono previsti anche ritocchi all’insù per l’istruzione, la cultura, la Ricerca e lo sviluppo e per gli investimenti nella rete ferroviaria ad alta velocità. Madrid sembra concentrarsi solo sulla prima delle quattro richieste di Bruxelles, che riguarda la correzione duratura del deficit, oggi ancora oltre la soglia del 3% del Pil, entro il 2016. Il governo punta infatti ad arrivare a quota 2,8% il prossimo anno rispetto al 4,2% del 2015.
Nel budget approvato quest’estate la Germania non tradisce la politica del “deficit zero”, ma punta a utilizzare il tesoretto delle finanze pubbliche sane con un aumento della spesa da qui al 2019: per il 2016 l’incremento sarà del 3,4 per cento. Berlino accoglie le richieste della Commissione Ue e rilancia gli investimenti pubblici. La dote complessiva sarà di 10 miliardi, dei quali 3,1 per il prossimo anno, con un focus sulla rete stradale e sull’infrastruttura digitale. La priorità è poi riservata a istruzione, ricerca e politiche a sostegno della famiglia. Tutte voci destinate a crescere nella Finanziaria del prossimo anno. Non ci sono però accenni ad altre misure sollecitate da Bruxelles, come l’apertura alla concorrenza nel settore dei servizi o la riduzione dei costi dell’energia.
Il governo francese approverà la «Loi de finances» a fine mese ma ha già diffuso i documenti preparatori con linee guida e misure previste. Rispetto alla Spagna che è già guarita dalla crisi e alla Germania che non è mai stata in emergenza, l’economia di Parigi è tra le più deboli dell’Eurozona e le casse dello Stato devono fare i conti con una spesa pubblica monstre. Nei testi viene ribadito l’impegno a un’ulteriore sforbiciata nell’ambito del piano da 50 miliardi dal 2015 al 2017, che nel 2016 dovrà essere pari a 14,5 miliardi. Il ministro delle Finanze Michel Sapin ha però chiarito di fronte al Parlamento che i risparmi non saranno a scapito della crescita. Così è prevista l’assunzione di oltre 12 mila funzionari, con un saldo netto tra entrate uscite di circa 8 mila persone, nei settori della scuola, della difesa e degli affari interni. E si punta a migliorare la competitività, tallone d’Achille del Paese, con la creazione di mille posti di lavoro nell’ambito della ricerca. Si scommette poi sui giovani, con nuovi dispositivi per il loro inserimento professionale e un bonus per la loro assunzione nelle Pmi. Il testo non è ancora definitivo, ma Parigi sembra finora accogliere in parte quattro delle sei raccomandazioni di Bruxelles, prima tra tutte la riduzione del deficit sotto il 3% entro il 2017.
Sul fronte del fisco la Spagna, che ha già ridotto le aliquote Irpef a luglio e ridurrà l’imposta sulle società dal 28 al 25 % nel 2016, ha annunciato un possibile nuovo taglio delle tasse sul reddito il prossimo anno, «se l’economia continuerà a migliorare». La Francia si è già spinta più in là con un annuncio del Presidente Hollande in piena estate e una conferma del premier Valls per alleggerire il carico fiscale sulle famiglie. La Germania sceglie invece la strada degli sgravi di imposta per un totale di 5 miliardi.
Nei budget per il 2016 entrano poi anche l’emergenza profughi e la lotta al terrorismo. La Spagna prevede una dote aggiunta di 49 milioni destinata alla gestione degli arrivi, mentre la Germania rende strutturale dal 2016 il contributo di 1 miliardo ai Comuni e che li accolgono. Parigi si concentra sull’antiterrorismo potenziando i ministeri coinvolti e aumentando la dote per «l’Operazione sentinella», avviata all’indomani degli attentati a Charlie Hébdo.
La macchina è dunque in moto. Se il verdetto definitivo di Bruxelles è atteso a novembre, un primo scambio di vedute potrebbe già essere possibile dietro le quinte dell’Eurogruppo di questa settimana. «Il giudizio della Commissione – conclude Alcidi – sarà il primo banco di prova sulle nuove regole di flessibilità annunciate che dovranno essere uguali per tutti».

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