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La super sanzione vìola la libertà d’espressione

La sanzione pecuniaria troppo elevata inflitta a un avvocato che accusa un magistrato di parzialità e corruzione è una violazione del diritto alla libertà di espressione. Anche perché potrebbe avere un effetto dissuasivo sull’esercizio della professione forense. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo con la sentenza del 12 febbraio (ricorso n. 70465/12). A rivolgersi a Strasburgo era stato un avvocato di Lisbona che aveva scritto una lettera al Consiglio superiore della magistratura portoghese accusando un giudice, coinvolto in una causa nella quale il ricorrente era un avvocato di parte, di parzialità e corruzione. Il magistrato aveva citato in sede civile il legale, condannato a versare al giudice 50mila euro. Di qui il ricorso alla Cedu. Nessun dubbio – osserva Strasburgo – di un’ingerenza nel diritto alla libertà di espressione. Tuttavia, l’ingerenza voleva tutelare la reputazione del magistrato, tanto più che le accuse non avevano una base fattuale. Detto questo, però, la Corte ritiene la sanzione troppo elevata, anche perché le affermazioni del legale non erano state pronunciate pubblicamente.

Marina Castellaneta

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