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La stretta sui beni ai soci si evita in cinque mosse

di Gianfranco Ferranti

Tour de force di fine anno per le imprese che concedono i beni aziendali in godimento ai soci o ai familiari. Il provvedimento delle Entrate n. 166485/2011 di mercoledì scorso ha definito termini e modalità di invio dei dati "utili" all'accertamento sintetico ma consente anche di inquadrare meglio i casi a cui si applicano le penalizzazioni previste dalla conversione del Dl 138/2011 a fronte di corrispettivi inferiori a quelli di mercato. Il rischio è duplice e non riguarda solo le società di comodo: tassazione a carico del socio o familiare della differenza tra valore di mercato del diritto di godimento e il corrispettivo pattuito; indeducibilità dei costi per l'impresa.

Si possono individuare almeno cinque i controlli da effettuare a stretto giro per evitare la stretta, che generalmente scatterà dal 2012. Soprattutto il monitoraggio dei beni servirà, però, anche per la prima comunicazione al fisco da inviare entro il 31 marzo 2012, che dovrà contenere i dati dei beni concessi in godimento fino al prossimo 31 dicembre anche se per questi ultimi non si applicano le penalizzazioni.

e Ma andiamo con ordine. Prima di tutto vanno individuati i beni che le imprese hanno concesso in godimento: ipotesi diversa dall'autoconsumo familiare, dall'assegnazione dei beni ai soci e dalla destinazione a finalità estranee all'esercizio dell'impresa, perché i beni non fuoriescono dal regime di quest'ultima. Sono ricompresi tutti i beni di cui l'impresa ha conseguito la disponibilità, posseduti in proprietà o in base a un diritto reale o detenuti in locazione (anche finanziaria) o noleggiati. Per sfuggire alla stretta, gli stessi potrebbero, però, essere assegnati ai soci (si veda l'articolo a lato).

Il provvedimento delle Entrate stabilisce che non c'è l'obbligo di comunicazione per i beni (diversi da auto e altri veicoli, unità da diporto, aerei e immobili) concessi in godimento di valore complessivo non superiore a 3mila euro (al netto dell'Iva). È ipotizzabile che tali beni possano non assumere rilievo anche nell'ottica delle penalizzazioni, ma sarà opportuno un chiarimento ufficiale dell'Agenzia.

r Il secondo step riguarda l'individuazione dei beneficiari del godimento dei beni. Per evitare l'aggiramento della norma, nel provvedimento è stato precisato che vanno monitorati anche: le persone fisiche che direttamente o indirettamente detengono partecipazioni nell'impresa concedente; i soci di altra società appartenente allo stesso gruppo; i familiari dei soci. I familiari sono il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado (articolo 5, ultimo comma, del Tuir) .

t In terzo luogo occorre verificare le modalità di utilizzo dei beni. Qui si possono presentare situazioni differenti.

– Beni concessi a soci e familiari per uso esclusivamente personale e senza previsione di corrispettivo: in tal caso i costi sono già indeducibili in quanto non inerenti. La nuova norma potrebbe, peraltro, "sterilizzare" il costo anche in sede di cessione del bene.

– Beni concessi in uso esclusivo a fronte di un corrispettivo: i costi sarebbero deducibili in quanto specificamente inerenti a un componente che concorre alla formazione del reddito. Se quest'ultimo è, però, inferiore al valore di mercato scatta l'indeducibilità.

– Beni utilizzati «promiscuamente» per l'attività commerciale e per uso personale dei soci o familiari. In questo caso occorre scendere ulteriormente nel dettaglio:

a) beni per cui esistono norme che forfetizzano l'inerenza (ad esempio autoveicoli e telefoni), non abrogate e, quindi, applicabili (al posto dell'indeducibilità se il corrispettivo è inferiore al valore normale);

b) gli altri beni utilizzati «promiscuamente», a cui si applica, invece, la nuova norma.

u L'aspetto più arduo è determinare il valore di mercato, facendo riferimento al valore normale dell'articolo 9 del Tuir. In base alla risposta all'interrogazione parlamentare n. 5-05309 del 15 settembre scorso va tenuto conto delle condizioni che caratterizzano il mercato e, quindi, del corrispettivo ottenibile «secondo una libera contrattazione tra parti contrapposte e consapevoli». Possono rivelarsi utili i riferimenti a listini o tariffe esistenti (per esempio quelli delle società di noleggio di auto) – tenendo però conto degli sconti d'uso – o ai dati dell'osservatorio immobiliare (per le abitazioni).

i Infine occorre controllare se sono stati stipulati contratti di locazione o noleggio dei beni ai soci o familiari e – in assenza – valutare l'opportunità di predisporli entro la fine del periodo d'imposta, attribuendo loro una data certa. Per i contratti stipulati va valutata la congruità del corrispettivo pattuito per il godimento del bene rispetto al valore di mercato e l'opportunità di procedere a un loro eventuale adeguamento.
 

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