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La stretta di Pechino sui dati del web

Chi controlla i dati, ha il potere. Questo concetto è ancora più vero in Cina, dove l’industria dei big data nel 2016 ha raggiunto un valore di mercato di 2,5 miliardi di dollari con un fatturato stimabile entro il 2020 in un trilione di yuan.
I big data sono diventati l’ossessione cinese, l’espansione incontrollata dei social media e delle reti online è costantemente sotto controllo da parte dei vertici del Governo. Una nuova struttura è stata creata per regolamentare e vigilare sulla CyberSecurity, posta direttamente sotto il controllo dei massimi vertici dello Stato, lo State Council Information Office, ad esempio, non regolerà più la comunicazione che passa attraverso i new media.
La Cina e i big data
Per rendersi conto che la tecnologia galoppa, basta guardare alla mole delle informazioni e dei pagamenti digitalizzati che passa attraverso Alipay, Tenpay e Wechat. Ed è solo l’inizio.
«La Cina è ormai leader a livello mondiale nei big data e nell’intelligenza artificiale – conferma Luigi Gambardella, presidente di ChinaEu, un’associazione che si è focalizzata sugli sviluppi della comunicazione digitale – i progressi fatti dall’industria cinese in questi ultimi anni sono stupefacenti. La tecnologia dei big data avrà un ruolo sempre più importante per la crescita dell’economia globale e rivoluzionerà diversi settori, basti citare, su tutti, il commercio elettronico».
La nuova disciplina
Anche per questa ragione Pechino ha investito molto nell’adeguamento della normativa sui dati personali. «Con il varo della CyberSecurity Law e la tanto attesa adozione delle Disposizioni Generali della Legge Civile avvenute nel corso del 2017 (si veda l’articolo qui a fianco), il legislatore cinese ha dimostrato di voler realizzare un ordinamento giuridico unitario e moderno, in linea con i piani di crescita economica, finanziaria e sociale del Paese», dicono Antimo Cappuccio e Sara Monti, avvocati dello studio Pirola Beijing Consulting . E proseguono: «Questo è bene, ma non benissimo. O, meglio, non siamo ancora nella giusta direzione per quanto riguarda la tutela dei dati personali in Cina, la nuova legge è un pezzo di un apparato normativo estremamente frammentato e a tratti lacunoso, inadeguato a un contesto socio-economico in forte cambiamento».
Le società straniere
La posizione più scomoda è senz’altro quella delle società straniere che operano in Cina: devono stare molto attente alla tipologia del patrimonio informativo gestito, in modo da individuare gli adempimenti imposti dalle varie normative.
Spesso si ritrovano, infatti, a dover applicare leggi tra di loro non coerenti e anche per questo la gestazione della legge CyberSecurity Law è stata seguita con grande attenzione e apprensione dalle istituzioni che rappresentano le società straniere in Cina.
I problemi aperti
Dalla Camera di commercio europea in Cina a quella americana, sono state sollevate molte obiezioni sugli effetti collaterali legati al nuovo corso di Pechino. Perché, nonostante la svolta, le best practices fanno ancora da punto di riferimento essenziale per quanto riguarda i dati sui dipendenti, mentre manca un’entità Garante della protezione dei dati personali, figura ben nota ai modelli giuridici occidentali.
Antimo Cappuccio e Sara Monti avanzano un’ipotesi: «Cina ed Europa potrebbero, nell’ambito del proseguimento delle negoziazioni relative all’Eu-China Comprehensive Agreement on Investment, collaborare sul fronte della data protection, tanto più che, a partire dal 25 maggio 2018, entrerà in vigore il nuovo Regolamento europeo sulla protezione dei dati (Gdpr, General data protection regulation- Regolamento Ue 2016/679). Le normative degli Stati europei saranno, così, realmente armonizzate».
Ipotesi tutt’altro che remota, la collaborazione con l’Europa su questo importante fronte. Del resto, nel suo messaggio inaugurale al 4° Internet Forum di Wuzhen, il presidente Xi Jinping ha promesso solennemente che «la Cina vuol fare la sua parte per incoraggiare il mondo a salire sul treno di Internet e dell’economia digitale e che, per questa ragione, non chiuderà mai le sue porte».

Rita Fatiguso

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