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La stretta «dolce» di Bernanke

Il taglio è «modesto», come ha riconosciuto il presidente uscente Ben Bernanke, ma il segnale è forte e chiaro: la Fed riduce gli stimoli all’economia, tagliando da fine gennaio gli acquisti mensili di bond per 10 miliardi di dollari sugli 85 messi a disposizione negli ultimi cinque anni. Il programma «Quantitative Easing» scenderà, dunque, nel giro di poche settimane, a quota 75 miliardi, secondo quanto deciso dal Federal Open Market Committee: un taglio paritetico di 5 miliardi sugli acquisti delle due componenti, cartolarizzazioni e titoli del Tesoro, che scendono rispettivamente a 35 e a 40 miliardi.
L’avvio (morbido) del «tapering off» è l’ultima manovra dell’era Bernanke, che lascia, dal prossimo primo febbraio, la guida della più potente banca centrale del mondo a una donna, Janet Yellen, attuale vicepresidente della Fed. «Yellen ha condiviso pienamente» la scelta di ridurre gli aiuti all’economia, ha tenuto a precisare Bernanke nel suo ultimo incontro con la stampa, replicando indirettamente a quanti aveva visto nella «banchiera anti-disoccupazione», come è stata chiamata la professoressa di Berkeley, il rischio di una politica monetaria fin troppo generosa. In realtà, il tapering prende il via in considerazione della schiarita del mercato del lavoro, che ha marcato «ulteriori miglioramenti», ha sottolineato Bernanke, tanto che la banca centrale americana ha rivisto al ribasso le stime per la disoccupazione al 6,3-6,6% nel 2014, quando la crescita è stimata al 2,8-3,2%. La Fed ha tenuto fermo il costo del denaro nella forbice compresa tra lo 0 e lo 0,25%, precisando che il costo del denaro resterà comunque ai minimi fino a che e «ben dopo» che il tasso di disoccupazione sarà sceso sotto il 6,5%. Se confermata, la ripresa favorirà un nuovo taglio agli acquisti di bond «ma si tratta di decisioni non prestabilite e decise di volta in volta secondo gli sviluppi» ha avvertito Bernanke ricordando che la politica monetaria «non è una panacea». Il presidente della Fed ha difeso i suoi risultati : «Non sono così negativi come alcuni ritengono». La Banca centrale americana, ha poi spiegato, «ha una preoccupazione non piccola, l’inflazione. I prezzi restano sotto l’obiettivo del 2% e questo può rappresentare un rischio per la performance economica. Una questione che prendiamo molto seriamente».
Wall Street ha salutato l’annuncio della Fed con un rialzo dell’1,84% dell’indice Dow Jones che ha stabilito un nuovo record a 16167,97 punti. Che i mercati si aspettassero una stretta graduale sugli aiuti lo si era già visto nella giornata delle Borse europee dove l’attesa per la conclusione della due giorni di riunioni dei governatori federali a Washington aveva prodotto progressi di circa l’ 1% per Milano, Parigi Londra, Bruxelles e Madrid, con l’unica eccezione di Londra rimasta sulla parità (+0,09%).
La mossa della Fed riporta ora l’attenzione sull’eurozona, dove «la ripresa resta fragile», povera di lavoro, di fiducia e di credito e messa a rischio da riforme insufficienti nei singoli Paesi, come ha ricordato ancora pochi giorni fa il presidente della Bce, Mario Draghi. Tanto che più che di un tapering , da questa parte dell’Oceano i mercati sono in attesa dei nuovi prestiti Ltro della Banca centrale.

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