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La stretta al credito soffoca sempre più le piccole aziende

Banche sempre più rigide nel concedere credito, imprese sempre più restie a chiedere nuovi finanziamenti. Queste condizioni segnano in maniera ancora più incisiva il semestre da aprile a settembre. L’effetto è un crollo dello stock degli impieghi al minimo degli ultimi sei anni: a giugno erano pari a 155,5 miliardi con un calo del 10,9% rispetto al giugno 2011. «È la prima volta che si verificano queste condizioni. Per quanto riguarda gli impieghi siamo ben al di sotto dei livelli del 2007 e la caduta non si ferma» spiega Daniele Nicolai, ricercatore di Fondazione Impresa e autore del terzo Osservatorio sul credito alla piccola impresa.
Quello del credito negato è un libro nero che colpisce sempre più le piccole realtà del manifatturiero. Sono loro che solitamente bussano di più agli sportelli del credito: la loro quota di richieste arriva al 43% contro il 36% della media nazionale. Ma incontrano moltissime difficoltà. Una situazione simile si riscontra anche nell’artigianato. Per quanto riguarda le aree geografiche le condizioni più critiche si registrano nel Mezzogiorno e nel Nord-Est, mentre le cose vanno leggermente meglio nel Nord-Ovest: meno di un’impresa su due che ha avanzato la richiesta l’ha vista accolta agevolmente. C’è poi il problema delle condizioni di accesso al credito perché l’iter è frenato dalle garanzie richieste, ritenute eccessive, dalle banche. Altri handicap sono i tempi troppo lunghi, i costi, lo spread e i tassi d’interesse.
«C’è una stretta addizionale sul credito, per quanto motivata dalla crescita delle sofferenze bancarie e dalle aspettative negative sull’andamento dell’economia, che va a peggiorare le condizioni competitive delle aziende italiane rispetto a quelle che operano in altri paesi dell’area euro» sottolineano da Confindustria. «Probabilmente le banche stanno stringendo i criteri di valutazione sul merito del credito e analizzano i requisiti economici e patrimoniali delle imprese che, provate dalla crisi, sono peggiorati» aggiunge Nicolai.
«Gli imprenditori sono costretti a indebitarsi per compensare i mancati pagamenti da parte della Pa e delle altre aziende – rimarca Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato -. I problemi di liquidità devono essere affrontati con uno sforzo straordinario e responsabile delle banche». E avanza una proposta: «Occorre risolvere subito il gravissimo problema dei ritardi di pagamento della Pa nei confronti delle imprese con la compensazione secca, diretta e universale tra i debiti della Pa verso le imprese e i debiti fiscali e contributivi delle imprese verso lo Stato».
Perché essere fornitori della Pa è diventato un onere. «Chi lavora con gli enti pubblici ormai fa credito alla Pa e le banche non vedono di buon occhio questi crediti – incalza Giulio Quercioli Dessena, presidente Fise (imprese di servizi) -. Quando poi le fatture vengono scontate in banca, ma non saldate c’è il rischio che l’impresa esca dal fido con maggiori spese e la prospettiva che la banca peggiori i parametri di Basilea 3».
Da parte loro le piccole imprese affrontano la crisi di liquidità chiedendo importi contenuti. In oltre quattro casi su cinque si arriva a 50mila euro, cifra destinata a gestire l’ordinaria amministrazione. È invece in calo, al 16,8 dal 20,6%, la quota di chi pensa a nuovi investimenti. «Spesso i negozianti sono costretti a ricorrere al credito per fare fronte alle scadenze, anche quelle fiscali – ricorda Ernesto Ghidinelli, responsabile del settore credito e incentivi di Confcommercio -. Ed è un trend in crescita secondo le segnalazioni raccolte dai nostri Confidi».
«È urgente rivitalizzare il canale bancario, centrale per le imprese, soprattutto quelle piccole e medie. Sono importanti gli interventi annunciati di recente dalla Bce per rilanciare le cartolarizzazioni. Inoltre è fondamentale che si proceda rapidamente verso la creazione di una vera Unione bancaria europea, fondata su tre pilastri – aggiungono da Confindustria -. La vigilanza unica della Bce, la creazione di un meccanismo europeo di gestione dei fallimenti delle banche, l’assicurazione comune dei depositi. È poi essenziale un rapido rafforzamento degli strumenti disponibili in Italia. In tal senso sono interventi positivi la nuova moratoria dei mutui e il recente rafforzamento del Fondo di garanzia per le Pmi previsto dal decreto del fare».

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