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La strada per l’estero è in salita

Non solo il budget limitato per gli investimenti nella rete commerciale. La difficoltà di crescita all’estero per le piccole e medie imprese italiane passa anche per la difficoltà di contare su risorse umane preparate a questo sforzo. È uno dei risultati più interessanti che emerge da una ricerca condotta da Regus, fornitore di soluzioni per uffici.

Dalle interviste a 20 mila fra imprenditori e dirigenti di 95 paesi è emerso il quadro delle principali difficoltà che le imprese devono affrontare per entrare nei mercati internazionali. I risultati dimostrano che, nonostante i governi di ogni Paese cerchino di incrementare le esportazioni nelle relative economie, le aziende che desiderano espandersi in mercati internazionali si trovano ancora a dover superare ostacoli notevoli.

Senza crescita un’azienda su due. Le risposte delle aziende italiane, confrontate con la media mondiale, denotano che per noi la realtà è ancora più ostica, dato che quasi la metà delle aziende italiane non cresce (si è espresso così il 45% del campione) e un terzo cresce all’estero (30%), mentre la realtà internazionale vede una crescita concentrata principalmente in mercati interni. «Indipendentemente dal fatto che le aziende intendano espandersi in nuovi mercati nei relativi paesi o all’estero, queste devono poter contare su una serie di fattori chiave», sottolinea Mauro Mordini, general manager di Regus in Italia. «Devono potere accedere a informazioni sul mercato affidabili e aggiornate, disporre dei contatti giusti e avere accesso a una gamma di opzioni quando si tratta di scegliere la sede più rispondente alle proprie necessità. Oltre a tutte queste esigenze, gli spazi ufficio flessibili consentono loro di reagire velocemente ai cambiamenti del mercato e a mantenere disponibili i capitali per gli investimenti destinati a un’ulteriore crescita. Le aziende devono potersi espandere rapidamente, ma anche ridimensionarsi alla stessa velocità nel caso in cui si presentino possibilità di crescita altrove».

Le eccellenze da sviluppare. L’export è una strada obbligata per restare competitivi in uno scenario che vede il mercato interno destinato a soffrire ancora per diverso tempo sul fronte dei consumi e degli investimenti. Di positivo c’è che le condizioni generali per una crescita internazionale non mancano. Su un totale di 5.117 prodotti, nel 2012 l’Italia si è piazzata prima, seconda o terza al mondo per attivo commerciale con l’estero in ben 935. Negli ultimi cinque anni l’industria manifatturiera italiana è cresciuta del 16,5%, contro l’11,6% della Germania.

La forza dell’euro sta però indebolendo la capacità competitiva dei prodotti europei, tanto che ad aprile il calo delle vendite italiane al di fuori dell’Unione europea ha registrato un calo dell’1,8%, contro un +4,0% all’interno dell’area comune. «Le imprese stanno modificando le loro strategie di posizionamento, cercando di trarre beneficio dai segnali di ripresa sul fronte europeo e di arginare gli effetti di un euro fortemente apprezzato, che penalizza i risultati sui mercati al di fuori dell’Unione», è il commento di Gaetano Fausto Esposito, segretario generale di Assocamerestero ai dati. «Pur di mantenere quote di mercato nell’Ue, molte aziende stanno limando i prezzi per mantenere i margini».

Tre strade per il successo. Un paper curato da Kpmg, dal titolo «Conquering Global Markets», individua le strade vincenti per l’internazionalizzazione esaminando i casi di maggior successo negli ultimi anni. «Imitare le aziende vincenti» diventa allora il messaggio ai piccoli e medi imprenditori, ai quali vengono indicate principalmente opzioni: dal processo di m&a che consente di crescere dal punto di vista patrimoniale, acquisendo così la robustezza necessaria ad affrontare gli altri e bassi dei mercati, alle joint-venture, che permettono di mantenere l’autonomia aziendale, pur rafforzando la presenza commerciale, visto agli investimenti greenfield, vale a dire la creazione da zero di attività produttive oltreconfine: un processo strutturato, che solitamente richiede tempistiche medio-lunghe.

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